12 Febbraio 2026

Roma caput giovani

Chi sono i ragazzi e le ragazze che in questi giorni stanno invadendo Roma? Un’invasione pacifica, talvolta rumorosa, e allegra, ma anche piuttosto disciplinata, basta vederli attraversare le strade o entrare in gruppo in una gelateria, per capire le loro intenzioni.

I romani li guardano con simpatia, almeno così sembra, in una città che nel 2024 non ha superato le 18mila nascite, il ritorno del rumore giovanile fa piacere. Certo, ci sarà chi si lamenta per i disagi, sempre che ce ne siano. È facile trovare qualcuno, e magari con ragione o meno, che abbia di ridire su qualunque cosa.

La domanda su chi siano resta aperta. Non è infatti semplice riassumere o definire il profilo dei partecipanti al Giubileo dei giovani. Sono tanti, si parla di 500mila persone, che per gli ultimi due giorni (la veglia di sabato e la messa di domenica nella spianata di Tor Vergata con Papa Leone XIV), potrebbero aumentare considerevolmente, si stima oltre il milione. Arrivano da 146 paesi diversi, tra cui Iraq, Libano, Myanmar, Siria e Sud Sudan. Tuttavia, condizioni economiche e distanza dall’Italia sono stati un discrimine, pur essendo stato un appuntamento programmato da tempo, e in alcune comunità sono stati organizzati risparmi e collette per far partire i ragazzi.

In questi grandi incontri mondiali della Chiesa cattolica c’è un po’ di tutto. Ci sono giovani coinvolti all’ultimo minuto e senza una particolare preparazione, che vengono perché attratti dai loro coetanei e perché no, magari per fare un viaggio in compagnia e fare nuove amicizie. E ci sono quelli che arrivano da un percorso associativo (penso agli scout), dalle parrocchie, e dai movimenti (Sant’Egidio, Acli, Azione cattolica…, solo per fare riferimento agli italiani). Il loro livello formativo e religioso può essere molto vario, da coloro che hanno convinzioni profonde (la minoranza), a coloro che invece a diversi livelli si sentono in cammino (la maggioranza). La loro fede rassomiglia a quella dei nostri tempi, incerta, da verificare, da perdere e poi magari ritrovare più avanti nel tempo. Sono in modo consapevole o meno alla ricerca, e solo questo dovrebbe farceli guardare con affetto, e non giudicare con troppa severità quanto emerge da alcune loro interviste.

Possiamo dire che una gran parte di questi giovani sono impegnati nell’immaginare un mondo diverso, dove giustizia e pace trovino posto, insieme alla solidarietà tra i popoli, e dove le questioni ambientali siano affrontate. Valori verso cui le loro guide laiche o religiose (preti, monaci, vescovi), li invitano a riflettere. Il Giubileo dei giovani è un pellegrinaggio che prevede il passaggio per la Porta santa e ottenere l’indulgenza plenaria, per quei fedeli “veramente pentiti” e “mossi da spirito di carità” nei confronti del prossimo, altrettanto valide sono “le opere di misericordia” e la visita “ai fratelli che sono in necessità o in difficoltà”. Per esempio, il gruppo Agesci di Subiaco arriva a Roma a piedi e termina il pellegrinaggio con la visita al carcere minorile di Casal del Marmo.

I ragazzi e le ragazze italiani hanno il 30 e il 31 luglio un appuntamento a loro dedicato. Si ritrovano in 12 chiese della città per riflettere e confrontarsi su una delle “12 parole per dire speranza”, insieme a testimoni e Vescovi. Poi il 31 si ritrovano in piazza San Pietro, per pregare per la pace; pace che è “vita vissuta e sperimentata”, come afferma il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, in un messaggio ai giovani italiani che saranno presenti all’evento.

È bello vedere il modo di stare insieme di questi giovani e come le istituzioni e la chiesa si siano messe all’opera per accoglierli. Penso ai 25 mila accampati ai padiglioni della Fiera di Roma (portoghesi, spagnoli, polacchi, francesi e da centinaia di altri paesi), alle 250 docce allestite, all’interminabile fila di bagni chimici. Sistemazioni spartane a cui non danno peso gli ospiti. Ci sono poi 270 parrocchie che hanno aperto le loro porte, come pure 400 strutture scolastiche e 40 siti extra scolastici.

Quando tutto finirà cosa rimarrà dei messaggi, delle parole e delle buone intenzioni? Una delle difficoltà che spesso hanno espresso in passato i partecipanti a questo tipo di eventi è come riportare a livello locale l’energia straordinaria sperimentata e le motivazioni mosse in quelle circostanze. Sì, il Giubileo dei giovani, la Giornata mondiale della gioventù, sono appuntamenti speciali, che con difficoltà riescono ad essere trasportati nell’impegno quotidiano, quando si torna a casa. Le ragioni sono diverse e non è sempre detto che non ci si riesca. Ma non è facile. Di sicuro in questi ragazzi rimarrà il segno e una speranza, quella che un mondo senza guerra, dove si può vivere da fratelli e sorelle, è possibile. E questo è già tanto.

[Le foto sono di Walter Balducci]

 

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