Il Campidoglio ha promesso un milione di alberi entro il primo semestre del 2027. Ma il numero va letto con attenzione: è un aggregato eterogeneo di grandi alberi stradali e piccole piante forestali periferiche. Nel frattempo gli abbattimenti continuano.
Un milione di nuovi alberi entro il 2026, di cui 700mila solo dentro Roma città. È l’obiettivo annunciato dal sindaco Gualtieri nel Consiglio straordinario sul verde del 28 ottobre 2025, con 100 milioni di euro di investimento. Ma il numero va letto con attenzione. Si compone di quattro parti molto diverse tra loro: 70mila grandi alberi stradali previsti entro la primavera 2027, 115mila piante forestali già messe a dimora nei boschi urbani e 513mila piante nei 18 nuovi parchi forestali periferici di Roma. Gli altri 300mila stanno fuori dal Comune, nei rimboschimenti dei 19 comuni della Città metropolitana finanziati dal PNRR.
Molti romani, però, sono preoccupati soprattutto dagli abbattimenti di alberi avvenuti in questi anni: nel triennio 2021-2023 sono stati abbattuti quasi 18mila alberi, secondo un’inchiesta pubblicata dal settimanale L’Espresso basata su dati e denunce di associazioni (e confermata anche da altre fonti di stampa); dal 2021 a febbraio 2025, il Comune ha dichiarato più di 13mila abbattimenti autorizzati nel report sulla gestione del verde presentato durante una commissione (dati di marzo 2025). Alcune associazioni o comitati ambientalisti in sedi di dibattito politico o commissioni però hanno messo in discussione in discussione i numeri ufficiali, sostenendo di aver contato più di 30mila abbattimenti basandosi su report settimanali, segnalazioni o conteggi autonomi.
Secondo il Comune, però, tra abbattimenti e alberi piantati il saldo è positivo. Ma il confronto tra un grande tiglio decennale abbattuto e un alberello di quattro anni messo a dimora al suo posto non è matematico: è ecologico, estetico, climatico. I nuovi alberi non sempre sopravvivono: quelli ripiantati due o tre anni fa per buona parte sono morti, e dal Comune rispondono che è una percentuale fisiologica.
Motoseghe troppo rapide?
A far montare la protesta non è solo il numero degli abbattimenti, ma il modo in cui avvengono. Alcuni residenti e comitati ambientalisti lamentano da tempo una mancanza di trasparenza nella gestione dei tagli: secondo loro i cittadini vengono informati in ritardo rispetto agli abbattimenti e i documenti tecnici (come perizie agronomiche o valutazioni strutturali che giustificano gli interventi) non sono sempre facilmente reperibili prima dell’esecuzione dei lavori.
Il caso più eclatante è stato quello di viale dei Quattro Venti a Monteverde e di viale Europa all’Eur, dove circa 90 olmi e 50 tigli sono stati abbattuti tra maggio e autunno 2025, scatenando la protesta di residenti e associazioni ambientaliste. Il Grig, gruppo di intervento giuridico, ha presentato un’istanza di accesso civico. Il 5 maggio i cittadini sono scesi in strada e hanno fisicamente bloccato le motoseghe a viale Europa, dove gli operai avrebbero dovuto iniziare le capitozzature. Le forze dell’ordine sono intervenute, 17 persone sono state identificate e indagate per resistenza a pubblico ufficiale.
La critica più dura riguarda il meccanismo degli appalti. In un’analisi pubblicata da Il Fatto Quotidiano e ripresa da diversi comitati di quartiere si sostiene che, nei contratti di manutenzione del verde urbano, le ditte incaricate partecipano anche alle verifiche sullo stato degli alberi. Secondo i critici questo crea un potenziale conflitto di interessi: chi esegue gli interventi può contribuire anche a segnalare gli esemplari da abbattere. Tra i più critici c’è Dario Tamburrano, eurodeputato e già consulente per il Piano di Transizione Ecologica della Regione Lazio, che in diversi interventi ha chiesto l’introduzione di verifiche indipendenti sulle condizioni degli alberi. Alcuni comitati hanno inoltre presentato esposti alla Procura della Repubblica di Roma chiedendo di verificare le procedure di affidamento e le perizie utilizzate per giustificare gli abbattimenti.
La cocciniglia e i pini di Roma
C’è un’emergenza reale dentro questa storia, e sarebbe disonesto ignorarla: quella provocata dalla cocciniglia tartaruga, il parassita che ha decimato le alberature di pino in tutta Roma negli ultimi anni. Molti abbattimenti sono genuinamente necessari: alberi morti in piedi, pericolanti, che il maltempo trasforma in proiettili. Nel 2025 si sono verificati oltre 600 crolli di alberi in città per vari motivi (quindi non solo a causa di questo parassita) legati alla salute e stabilità delle piante, anche aggravati da stress climatici ed infestazioni. Il Comune ha avviato campagne di endoterapia su migliaia di pini, ma le associazioni ambientaliste denunciano che gli interventi restano insufficienti rispetto alla scala del problema.
Il problema è che la necessità reale di intervenire su migliaia di esemplari malati è diventata una copertura generica che rende impossibile distinguere, per il cittadino comune, tra il taglio inevitabile e quello discutibile.
I nuovi pini della Colombo e il piano quartiere per quartiere
Nel frattempo le messe a dimora di alberi procedono. Su via Cristoforo Colombo riguardano 40 nuovi pini di 10-12 anni, portando a oltre 200 gli esemplari lungo la strada. Nel Municipio III sono in corso 704 nuove piantumazioni, con sofore, celtis, tigli e pyrus che stanno ridisegnando il verde stradale del quadrante nord. Da viale Angelico a via Appia Nuova, da viale Marx a piazza Bainsizza, ogni municipio ha ricevuto interventi di riqualificazione arborea con frassini, lecci, cipressi, tigli e aceri alti circa quattro metri.
Il Campidoglio ha anche approvato il 19 dicembre 2025 il Piano del Verde e della Natura, con l’obiettivo di integrare depavimentazione, verde urbano e adattamento climatico in una visione di medio-lungo periodo. Parallelamente, il progetto “F4R Forest for Roma” punta a creare piccoli boschi diffusi nei municipi per agire sul microclima.
Il nodo della trasparenza
Il vero problema, al di là dei numeri, è la fiducia. Roma ha un patrimonio di 340mila alberi — tra cui grandi pini, platani dei lungotevere, lecci e querce che definiscono il paesaggio della città da decenni. Gestirlo richiede decisioni difficili, tagli necessari, interventi impopolari. Ma richiede anche comunicazione, documenti accessibili, perizie indipendenti e un dialogo con i cittadini che vada oltre le note stampa.
Il Comune sta sviluppando una piattaforma digitale chiamata GreenSpaces per mappare, monitorare e gestire il verde urbano. Oltre a mostrare abbattimenti, piantumazioni e manutenzioni in tempo reale, il progetto prevede che entro la fine del 2026 sia possibile anche per i cittadini interagire direttamente con la piattaforma, ad esempio tramite segnalazioni e accesso ai dati degli interventi. È un passo nella direzione giusta. Ma fino a quando quella piattaforma non sarà pienamente operativa e diffusa, il rischio è che ogni taglio sia una battaglia.

