12 Aprile 2026

Roma e l’intelligenza artificiale: Julia, le startup, gli hub. Un cantiere aperto

La città non è ancora una AI city come Barcellona o Amsterdam. Ma qualcosa si muove: un assistente virtuale già usato da decine di migliaia di persone, startup che nascono nelle università, un polo tecnologico in costruzione a Pietralata.

 

Chi ha cercato informazioni su Roma nell’ultimo anno – un orario di autobus, un museo aperto la domenica, i tempi di attesa al pronto soccorso – potrebbe essersi imbattuto in Julia. È il primo assistente virtuale progettato da Roma Capitale, basato su intelligenza artificiale generativa, pensato per semplificare la vita di cittadini, turisti e pellegrini del Giubileo. Si distingue da altre chatbot per una “knowledge base” certificata, alimentata da dati ufficiali di Roma Capitale e fonti validate, che le consente di fornire risposte aggiornate in tempo reale.

Nei primi quindici giorni di attività, dal 7 al 23 marzo 2025, Julia ha registrato circa 53mila conversazioni con quasi 40mila utenti unici. Al primo posto tra gli argomenti cercati c’era la cultura, seguita da eventi e spettacolo, poi il mangiare e bere. Solo l’1% degli utenti aveva chiesto informazioni sul Giubileo. Un dato curioso, che dice qualcosa su come i romani usino davvero gli strumenti digitali.

Da ottobre 2025 è attiva Julia 2.0, una versione più avanzata che ricorda fino a sette giorni di conversazione, riconosce la posizione dell’utente, risponde in 80 lingue e copre 15 ambiti informativi — dai trasporti agli eventi culturali, dai servizi sanitari allo shopping. La tecnologia alla base è stata sviluppata in collaborazione con Microsoft e NTT Data. Non attinge dalla rete: usa solo dati verificati da Roma Capitale e partner come Atac, Trenitalia e Aeroporti di Roma.

Non è mancata la polemica. Pochi giorni dopo il lancio, il capogruppo della Lega in Campidoglio ha presentato un’interrogazione sostenendo che il sistema fosse costato troppo e che la sua adozione fosse avvenuta con scarsa trasparenza. Il dibattito sui costi dell’innovazione pubblica è aperto.

Le startup che nascono nei dipartimenti

Accanto ai progetti istituzionali, l’ecosistema romano dell’AI si alimenta anche dal basso, attraverso le università. Dal dipartimento di informatica della Sapienza sono uscite negli ultimi anni diverse realtà. NITSY, fondata nel 2025, unisce intelligenza artificiale e interazione uomo-macchina per riprogettare processi burocratici e aziendali. ItalAI, fondata nel 2024, agisce come acceleratore tecnologico con legami con Silicon Valley e partnership con università internazionali tra cui Stanford e Berkeley.

È un modello tipico dell’innovazione romana: ricerca accademica che si trasforma in impresa, con tempi più lenti rispetto a Milano o Torino ma con una materia prima – la ricerca universitaria – di qualità riconosciuta.

Un esempio di azienda AI consolidata con radici a Roma è Translated, fondata nel 1999 e oggi tra i protagonisti mondiali nei sistemi di machine translation e tecnologie linguistiche avanzate. Translated combina modelli di intelligenza artificiale con competenze umane per fornire servizi di traduzione automatica di alta qualità e sta guidando progetti europei ambiziosi: è capofila del progetto DVPS, finanziato con 29 milioni di euro dal programma Horizon Europe, che coinvolge istituti di ricerca e aziende su nuove architetture AI linguistiche all’avanguardia.

La Casa delle Tecnologie Emergenti e le startup per la città

La Casa delle Tecnologie Emergenti, hub di innovazione di Roma Capitale alla Stazione Tiburtina, è lo spazio dove startup e università sperimentano applicazioni di AI, IoT, blockchain e 5G pensate direttamente per la città. Il programma AcceleraImpresa accompagna le imprese innovative nel trasformare le loro idee in servizi concreti. Dall’ultimo ciclo sono uscite realtà concrete: Agrisky usa sensori e camere multispettrali per monitorare la salute del verde urbano; Synapsi applica la computer vision alle telecamere cittadine per analizzare i flussi di traffico e progettare semafori intelligenti; ReLearn/NANDO usa l’AI per rendere la raccolta dei rifiuti più efficiente e trasparente.

Il polo di Pietralata

Sul fronte della ricerca, il Rome Technopole — il polo multisettoriale che unisce Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre — si sta dotando di una sede fisica. La nuova struttura sorgerà a Pietralata, su un’area concessa dal Comune, con un edificio a impatto ambientale zero che utilizzerà idrogeno verde e geotermia. Prevede spazi per la didattica, laboratori di ricerca e aree per l’incubazione di startup, con una superficie tra 2.100 e 2.400 metri quadrati. I lavori sono stati appaltati nel marzo 2025. Nel 2026 il Rome Technopole ha avviato anche un osservatorio sull’adozione dell’AI nel sistema produttivo locale, per mappare investimenti, applicazioni e fabbisogni emergenti delle imprese del territorio.

Oltre alle aziende e agli hub, la ricerca sull’intelligenza artificiale nel territorio capitolino e laziale non è marginale. Iniziative come ROMA.ai, un forum dedicato all’innovazione AI per promuovere collaborazione tra imprese, amministrazioni e centri di ricerca, riflettono un tessuto di studio e sperimentazione che va oltre il singolo progetto. Questi momenti di confronto aiutano a mappare le esigenze del territorio e a creare ponti tra mondo accademico e applicazioni reali sul campo.

Un cantiere, non una vetrina

Roma non è ancora una AI city nel senso in cui lo sono Barcellona, Amsterdam o Helsinki, città dove l’intelligenza artificiale è già infrastruttura diffusa, con anni di investimenti e una governance consolidata. È un cantiere, con tutto quello che questo comporta: progetti promettenti accanto a polemiche sui costi, startup innovative accanto a una pubblica amministrazione che cambia lentamente, una ricerca universitaria eccellente che fatica a trasformarsi in ecosistema industriale.

Accanto ai progetti più visibili, esistono anche applicazioni meno note dell’intelligenza artificiale già sperimentate in città, spesso nate dalla collaborazione tra università, centri di ricerca e istituzioni culturali. In alcuni musei romani, come la Galleria Borghese, sistemi di analisi dei dati e visione artificiale sono stati utilizzati per studiare i movimenti dei visitatori nelle sale, ricostruendo i percorsi e i punti di maggiore concentrazione per migliorare la gestione dei flussi. Progetti di ricerca sviluppati nelle università romane hanno inoltre sperimentato modelli di intelligenza artificiale per l’analisi del traffico urbano, capaci di elaborare immagini da telecamere e sensori per individuare anomalie o congestionamenti in tempo reale. Tecnologie simili vengono studiate anche per la conservazione del patrimonio storico, dove reti neurali e modelli predittivi possono aiutare a monitorare nel tempo lo stato di monumenti e superfici artistiche, individuando precocemente segnali di degrado. Applicazioni spesso poco visibili al pubblico, ma che mostrano come l’AI stia iniziando a entrare anche nella gestione quotidiana di una città complessa come Roma.

A Roma prende sempre più piede anche un ecosistema di eventi, conferenze e momenti di networking dedicati all’intelligenza artificiale, che coinvolge istituzioni, imprese, startup e università. Manifestazioni come IntelligentIA – un evento di due giorni che mette in connessione professionisti, founder e decision maker sull’uso consapevole e strategico dell’AI – sono esempi di come il dibattito e le competenze si stiano organizzando su scala locale, offrendo occasioni di scoperta, confronto e collaborazione.

Il vantaggio di Roma è strutturale: un sistema universitario tra i più grandi d’Europa, la presenza delle principali istituzioni pubbliche nazionali, e una domanda potenziale di servizi digitali — dalla gestione del patrimonio culturale alla mobilità, dalla sanità territoriale alla burocrazia — che non ha eguali in Italia. Se quella domanda incontrasse un’offerta all’altezza, il cantiere potrebbe diventare qualcosa di diverso.

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