12 Aprile 2026

Roma ha la sua arena da 250mila persone. Ma la metro non c’è

Il 4 luglio 2026 Ultimo porterà fino a circa 250mila spettatori alla spianata di Tor Vergata, uno spazio per grandi raduni che Roma non ha mai avuto davvero. Trent’anni dopo Fonopoli, la città scopre di avere un’arena da capitali europee. Manca solo il treno.

Tor Vergata, 2016, la Vela di Calatrava sullo sfondo. Foto di Sandro Lombardo diffusa con licenza creative commons

 

Ci ha messo quasi trent’anni, Roma, ad avere uno spazio capace di ospitare grandi raduni musicali. E alla fine non l’ha costruito apposta: è successo, per una combinazione improbabile: il Giubileo, un architetto spagnolo e un ragazzo cresciuto a San Basilio.

Il 4 luglio 2026 Ultimo porterà alla spianata di Tor Vergata una folla che potrebbe arrivare fino a circa 250mila spettatori paganti, un numero che non si è mai visto per un singolo concerto in Italia. I biglietti sono andati esauriti nel giro di poche ore dalla messa in vendita, con centinaia di migliaia di richieste concentrate nelle prime fasi.

Per capire la portata dell’evento basta un confronto. L’area dell’aeroporto di Reggio Emilia  – il cosiddetto Campovolo, che ha ospitato i grandi raduni di Luciano Ligabue – accoglie normalmente poco più di 100mila spettatori. Anche il record italiano stabilito nel 2017 dal concerto di Vasco Rossi al Modena Park 2017, con circa 225mila persone, verrebbe superato.

Roma, insomma, scopre di avere uno spazio capace di competere con i grandi raduni musicali europei. Ma non è una scoperta del tutto nuova.

Un luogo pensato per folle gigantesche

La spianata di Tor Vergata ha già ospitato una folla immensa. Nell’agosto del 2000, durante la
Giornata Mondiale della Gioventù 2000, circa 2 milioni di persone parteciparono alla veglia finale con Papa Giovanni Paolo II. L’area era stata scelta proprio per questo: è una delle pochissime zone di Roma dove una massa enorme di persone può radunarsi senza attraversare il centro storico. Campi pianeggianti, poche costruzioni, accesso diretto alle grandi arterie stradali come il Grande Raccordo Anulare.

Quella decisione urbanistica, presa per il Giubileo, ha di fatto creato lo spazio più grande della città per eventi di massa.

Il Giubileo dei Giovani del 2000 a Tor Vergata, foto di Juan Yanez diffusa con licenza creative commons

La Vela che non finiva mai

Alle spalle della spianata si alza la grande struttura progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava: la cosiddetta Vela della Città dello Sport di Tor Vergata. Il complesso era stato progettato a metà degli anni Duemila per ospitare le competizioni dei Mondiali di nuoto del 2009. Il cantiere partì nel 2007, ma l’opera rimase incompiuta per oltre un decennio, diventando uno degli scheletri architettonici più celebri della periferia romana.

Solo negli ultimi anni i lavori sono stati ripresi per rendere l’area utilizzabile in occasione del Giubileo del 2025. La grande struttura in acciaio – una sequenza di archi che ricorda il ventre di una balena – domina una vasta spianata all’interno del campus universitario. Ed è proprio quella spianata, più ancora dell’arena prevista nel progetto originario, a poter diventare lo spazio per raduni da centinaia di migliaia di persone: una città temporanea che esiste solo per poche ore.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha indicato l’obiettivo: trasformare l’area in uno dei principali spazi europei per grandi eventi, con un calendario stabile che vada oltre il singolo concerto.

Il sogno che Roma non costruì

Per molti versi Roma arriva qui con oltre trent’anni di ritardo. Nel 1993 Renato Zero annunciò dal palco del Festival di Sanremo un progetto visionario: Fonopoli, una cittadella della musica dove far convivere Mozart e il rock, il musical e il cantautorato.

Per finanziare l’iniziativa venne pubblicato anche un mini-album, “Passaporto per Fonopoli”, con l’obiettivo di raccogliere i primi tre miliardi di lire necessari a far partire il progetto. Poi cominciò il lungo percorso romano. L’area del Divino Amore fu presa in considerazione e poi scartata. Si parlò della Magliana – dove nel 1999 Zero posò simbolicamente una prima pietra durante una trasmissione tv – e successivamente di altri spazi, tra cui la Rustica e alcune aree industriali dismesse.

Tre sindaci — Francesco Rutelli, Walter Veltroni e Gianni Alemanno — si succedettero senza che il progetto venisse mai realizzato. Fonopoli infatti non nacque mai. E per decenni Roma è rimasta senza uno spazio stabile capace di ospitare raduni musicali paragonabili a quelli di altre grandi città europee, affidandosi di volta in volta allo stadio Olimpico, al Circo Massimo o all’Ippodromo delle Capannelle.

Il problema che nessuno ha risolto

C’è però una cosa che il Giubileo, la Vela di Calatrava e il concerto di Ultimo non risolvono: i collegamenti. Tor Vergata, infatti, non è servita dalla metropolitana. L’arena londinese O2 ha una fermata della Jubilee Line a poche centinaia di metri dall’ingresso. L’anfiteatro all’aperto Waldbühne a Berlino è collegato con treni suburbani e metropolitana. A Tor Vergata invece si arriva soprattutto in auto, attraverso il Grande Raccordo Anulare, oppure con autobus e navette straordinarie. Una logistica gestibile per eventi universitari o religiosi, molto più complessa quando si tratta di far arrivare e ripartire centinaia di migliaia di persone in una sola sera.

Da anni nei piani urbanistici compare il prolungamento della Linea C della metropolitana di Roma verso Tor Vergata. Per ora è rimasto sulla carta. Roma insomma ha trovato la sua arena, ma deve ancora trovare il treno.

La Vela di Calatrava nel 2015, foto di Eugenio diffusa con licenza creative commons

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