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15 Marzo 2026

Roma si accende: schermi pubblicitari digitali ovunque, ma le regole sono ancora da scrivere

In molte strade della capitale sono comparsi ormai da tempo cartelloni LED che trasmettono video e cambiano immagine ogni 6 secondi. Il Campidoglio ha approvato un nuovo regolamento, ma serve il voto dell’assemblea comunale. I timori: dal decoro alla sicurezza stradale

Di notte, in certe arterie della città, la luce degli schermi pubblicitari rimbalza sull’asfalto e sui palazzi. Le immagini si alternano in rapida successione, i colori cambiano, uno slogan lascia il posto a un altro. Non è una novità assoluta — la pubblicità esterna esiste da decenni, ma qualcosa è cambiato: i cartelloni statici cedono il passo a pannelli LED che trasmettono contenuti in movimento, e il paesaggio urbano romano ne è progressivamente trasformato.

Il fenomeno ha un nome tecnico: digital out of home, DOOH nel gergo del settore. È in forte crescita in tutto il mondo, e Roma non fa eccezione. In diverse zone della città – dal quadrante nord alle consolari orientali, da viale Trastevere all’asse Labicana-Manzoni, dai Parioli alla Flaminia – sono comparsi impianti retroilluminati e schermi che cambiano contenuto ogni sei secondi circa e possono trasmettere brevi video. Tra gli operatori attivi in città, APA Agenzia Pubblicità Affissioni dichiara un circuito di 22 totem LED collocati tra il centro e le grandi arterie urbane. Mediamond ha annunciato nel luglio 2025 che avrebbe installato 80 DOOH in città. Altri concessionari gestiscono circuiti di pannelli 3×2 lungo Casilina, Prenestina, Tiburtina, Nomentana e Cassia.

Meno cartelloni, ma più luminosi

Nell’agosto 2025 la giunta Gualtieri ha approvato un nuovo Testo Unico della Pubblicità, che però deve ancora passare all’Assemblea Capitolina per diventare definitivamente operativo. Il provvedimento prevede una riduzione della superficie pubblicitaria complessiva su suolo pubblico di circa il 25%, passando dagli attuali 110.554 metri quadri a un tetto di 82.500, con la progressiva dismissione di alcuni impianti tradizionali a parete e il divieto di distribuzione di volantini. Al tempo stesso, però, il testo favorisce esplicitamente il passaggio agli impianti digitali e a LED, soprattutto fuori dalla fascia storica.

Il risultato è quello che alcuni osservatori hanno definito un paradosso: meno superficie in assoluto, ma una presenza visiva più intensa. Un’analisi pubblicata da Il Post nell’ottobre 2025 ha messo in evidenza proprio questa contraddizione, sottolineando come la razionalizzazione quantitativa conviva con una trasformazione qualitativa che aumenta la visibilità e la dinamicità degli impianti.
Rimangono poi da chiarire, nel dettaglio, le regole sui contenuti video: frequenza di cambio immagine, limiti di luminosità, eventuali restrizioni nelle vicinanze di incroci e aree monumentali.

Le preoccupazioni: dal decoro alla sicurezza stradale

Le voci critiche non mancano. Italia Nostra ha parlato di “inquinamento visivo e paesaggistico”, sollevando dubbi sulla compatibilità degli schermi con la specificità storica della capitale, soprattutto in un anno giubilare. Il punto non è solo estetico: Roma è un contesto urbano in cui la percezione visiva dello spazio pubblico è parte integrante dell’identità del luogo, e l’introduzione di immagini in movimento altera inevitabilmente quella percezione, in modo diverso da quanto accade in una città di fondazione più recente.

C’è anche una questione di sicurezza stradale. Studi internazionali indicano che contenuti dinamici e luminosi possono aumentare la distrazione alla guida rispetto ai cartelloni statici, soprattutto in contesti ad alta densità di traffico. In diversi paesi sono già in vigore regole precise su intensità luminosa, durata minima di permanenza dell’immagine, distanza dagli incroci. Non è ancora del tutto chiaro se e come questi parametri vengano applicati a Roma, né come verranno aggiornati nel nuovo regolamento.

Come si muovono le altre città

Il confronto con altre capitali europee restituisce un quadro variegato. A Londra, l’operatore JCDecaux ha annunciato piani per portare gli schermi digitali stradali a circa 2.000 unità, in un contesto però caratterizzato da regolamentazioni tecniche molto dettagliate su luminosità e collocazione. In direzione opposta si muove la Francia: nell’area metropolitana di Lione sono state approvate politiche di riduzione della pubblicità urbana con limiti severi agli schermi digitali negli spazi pubblici. Nel Regno Unito, alcune organizzazioni civiche hanno anche sollevato il tema della sensoristica integrata negli schermi, capace in teoria di raccogliere dati aggregati sul pubblico che vi transita: un fronte che alimenta il dibattito internazionale su privacy e pubblicità intelligente, e che per ora non risulta applicato a Roma.

La traiettoria, insomma, sembra tracciata. Roma si digitalizza, almeno sui muri. Come farlo senza rinunciare a governare il proprio spazio pubblico è la domanda a cui il nuovo regolamento dovrà prima o poi rispondere.

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