A Romics, la fiera internazionale del fumetto e dei videogiochi tenutasi nel weekend alla Fiera di Roma, massiccia presenza di arruolatori dell’esercito con droni, mezzi militari e Naja Comics, graphic novel in cui un nonno in divisa spiega le gioie del servizio militare al nipote arruolato da poco.

Con 200mila visitatori l’anno e la presenza di star come Zerocalcare e i doppiatori italiani dei cartoon internazionali, Romics, Festival Internazionale del Fumetto, Animazione, Cosplay, Cinema e Games, quest’anno alla 36esima edizione, è stata una vetrina importante per chi vuol lanciare messaggi a giovani e giovanissimi. Nel bel mezzo di tensioni internazionali, guerre e dibattiti sulla reintroduzione del servizio militare obbligatorio, l’esercito italiano non poteva rinunciare a un’occasione così ghiotta per provare a convincere un po’ di ragazzi e ragazze ad arruolarsi.
“Una marea di gente in divisa”, racconta una giovane visitatrice, attratta a Romics dalle serie anime giapponesi, un po’ sbigottita davanti a droni, jeep militari cariche di ragazzi e simulatori di volo piazzati negli spazi dell’Esercito al Padiglione 6 della Fiera di Roma. “Quello stand in una mostra di fumetti e videogiochi c’entrava come i cavoli a merenda” commenta la madre.
Il messaggio degli arruolatori è semplice e diretto: la vita del militare è come un videogioco. L’anno scorso l’esercito aveva sciorinato cani robot e cosplayer travestiti da supereroi in posa sui mezzi corazzati. Quest’anno, oltre ai droni, alle jeep e alle cronache scanzonate di Radio Esercito, il canale dedicato alla comunicazione coi giovani, i militari sfoderano anche una nuova “arma di comunicazione di massa”. Naja Comics. In viaggio tra passato e nuovi professionisti digitali è una graphic novel prodotta dall’ANAI, Associazione Nazionale Autieri Italiani (membri attivi e veterani delle unità logistiche dell’esercito), concepita, scrivono gli autori, “per avvicinare chi non ha mai sentito parlare del ‘servizio militare di leva’, in particolare i nostri giovani, e per risvegliare le emozioni di chi ha vissuto anni di condivisione e sfide quotidiane nell’esercito”, confezionata in un linguaggio pensato “per incontrare le esigenze dei giovani: intuizione, immagini veloci e poca lettura, per catturare l’attenzione in modo immediato”.

Il risultato, a dir la verità, è meno sofisticato di quel che suggerisce la generosa auto-presentazione. “Romics avrebbe potuto chiedergli almeno un fumetto disegnato come si deve. Questo sembra il Tromba”, osserva un illustratore a cui mostro il pdf, paragonandolo all’epico fumetto per adulti degli anni 70-80 di ambientazione militare e dai titoli allusivi – La festa del reggimento, Le manovre della NATO, Un alpino con la penna lunga così – in quegli anni reperibile presso i barbieri, nascosto opportunamente sotto uno strato di riviste e rotocalchi, per la gioia degli adulti in attesa di essere tosati e degli adolescenti desiderosi di farsi una cultura.
Qui però conta il messaggio: la vita militare è come un cartoon, in cui, per citare un reel di Radio Esercito, “disciplina, lealtà, spirito di sacrificio, servizio costante al cittadino sono i superpoteri delle donne e degli uomini dell’Esercito italiano”. Nella narrazione di Naja Comics oggi ,grazie alla tecnologia puoi fare il militare restando in contatto coi familiari e gli amici e coltivare valori come “l’aiuto agli altri, l’accoglienza, la condivisione, l’amicizia, la patria, la famiglia, il rispetto, l’indipendenza, la stabilità economica, la leadership”. Nel fumetto i soldati italiani curano i malati, distribuiscono acqua ai bambini, salvano chi è in pericolo grazie ai “nostri amici a quattro zampe” e le donne in mimetica aiutano altre donne col velo.
“Mi hanno dato una copia del fumetto dicendo di leggerlo, perché mostra che anche le donne possono diventare generali”, racconta una studentessa, a cui un coetaneo in divisa ha regalato una copia del fumetto con dedica. Per gli autori di Naja Comics in caserma “molte giovani ragazze diventano donne velocemente e raggiungono ruoli di prestigio in ogni ambito, dandosi valore e creando valore per il sistema” e superano “le proprie convinzioni limitanti grazie al confronto con gli uomini”.

C’è anche l’aspetto economico: “la possibilità di tornare a casa con patenti e patentini speciali che permetteranno di trovare lavoro facilmente è un grande incentivo”. E poi: “Centinaia di persone hanno fondato la loro felicità e la loro soddisfazione sulle competenze acquisite negli anni trascorsi nell’esercito, svolgendo tutti i giorni un’attività lavorativa gratificante”. Come lo zio di Russo, in Calabria, che “lavora in una grande azienda e ripara elicotteri” o Giovanni Colombo, in Lombardia, che “è uscito da poco dall’esercito e lavora in una grande emittente tv grazie al brevetto sui droni”. Per non parlare di Furlan, che in Friuli “è diventato autista di un grande manager” (il sogno proibito di qualunque teenager?).
Infine le relazioni: “Sono momenti talmente forti che non dimenticherai mai! Trovi amicizie, trovi condivisione, cresci insieme, hai stimoli e obbiettivi comuni, e quando è il momento di andare, sai che avrai sempre un amico che ti aspetta nella sua città! Avrai sempre qualcuno pronto ad aiutarti perché ti conosce meglio di chiunque altro ed è stato la tua famiglia per tutto il tempo”.
Chiude una presentazione dell’ANAI illustrata con cartoline pubblicitarie di epoca fascista del Corpo automobilistico dell’esercito e il motto “Fervent rotae fervent animi” (Ardono le ruote, ardono gli animi), coniato dal Duca d’Aosta dopo la battaglia del Piave, di cui il Regime fece il motto ufficiale degli autieri.
Certo, se l’esercito pensa di attrarre a sé le generazioni dei nativi digitali facendo appello ai “valori” dei loro avi e producendo libelli a metà tra “La Bibbia raccontata dalla nonna” e i film trash con Lino Banfi, non ne ricaverà gran risultati e prima o poi dovrà proprio chiedere alla politica di reintrodurre la leva obbligatoria. Non basta neppure raccontare che i militari italiani in missione all’estero vanno a portare la pace, tenere bambini in braccio e curare gli infermi. Non basta omettere gli stupri di gruppo e le torture dei soldati italiani della Missione Ibis in Somalia, accertati da una commissione d’inchiesta parlamentare negli anni 90 e mai puniti; né dimenticare il video sulla Battaglia dei ponti a Nassirya, coi soldati italiani che incitano un loro commilitone a sparare a un iracheno gridando “Annichiliscilo!” e quando lo centra esultano e gli dicono che “non dovrà più pagare da bere perché lo ha seccato”; né, infine, raccontare che la guerra in Ucraina è la prima dal 1945 in Europa, cancellando i 78 giorni di bombe (anche italiane) sulla Jugoslavia nel 1999, migliaia di vittime civili, fuori da ogni “legalità internazionale” direbbe oggi Mattarella, che però all’epoca era il numero due del governo D’Alema.
Non basta, soprattutto, perché tutto intorno i segnali su quale futuro aspetti le nuove generazioni emergono chiari. Un mese fa gli organizzatori di un’altra grande fiera, stavolta di armi, lo European Outdoor Show di Parma, hanno deciso di far entrare gratis i minori di 12 anni e alcune scuole, nonostante le critiche di alcuni collettivi studenteschi, ne hanno approfittato per portarci intere scolaresche. Soltanto 10 anni fa sarebbe stato inconcepibile. Oggi può accadere e accade anche le proteste del sindacato e di alcuni partiti di opposizione siano arrivate solo nei giorni scorsi. Un segno dei tempi.

