Una ricerca dell’Università Roma Tre – la prima mappa integrata di questo tipo – censisce oltre 7.400 luoghi della cultura in città: il centro concentra l’offerta, le periferie restano in gran parte scoperte.

Roma è una delle città con la più alta concentrazione di luoghi della cultura al mondo, ma la loro distribuzione sul territorio resta profondamente diseguale. Non è una scoperta sorprendente, ma ora esiste uno strumento che lo mostra in modo sistematico e misurabile. Un team di docenti dell’Università Roma Tre ha realizzato la prima mappa integrata della cultura a Roma, nell’ambito del progetto PNRR CHANGES – Cultural Heritage Innovation for Next-Gen Sustainable Society.
La mappa censisce 7.422 luoghi della cultura, suddivisi in 59 categorie: biblioteche, archivi, musei, aree archeologiche, teatri, cinema, librerie, ma anche spazi commerciali e luoghi della ristorazione che ospitano eventi culturali. I dati, aggiornati ad aprile 2025, restituiscono l’immagine di una città culturalmente vivace, ma “a più velocità”.
Il dato principale conferma quanto era già noto: la cultura a Roma è concentrata soprattutto nel centro storico e nelle aree semicentrali. Il Centro Storico, da solo, conta 1.669 luoghi censiti, una densità senza paragoni nel resto della città. Seguono l’Esquilino (607 luoghi) e Trastevere (358), quartieri che combinano patrimonio storico, spazi per lo spettacolo e una forte presenza di attività legate alla vita culturale contemporanea. Subito dopo si collocano zone come XX Settembre, Prati, l’area universitaria della Sapienza, la Zona Archeologica, Nomentano e Salario.
All’estremo opposto, la ricerca individua numerose zone urbanistiche con un’offerta culturale minima o nulla, spesso collocate in aree periferiche, rurali o a prevalente funzione produttiva (o ex produttiva). In oltre 100 zone su 155 non esiste un museo o un’area archeologica, in 96 zone non c’è nemmeno un cinema, in 83 manca un teatro. Alcuni quartieri non hanno alcun luogo della cultura censito.
Questi risultati non sorprendono, appunto, ma la forza della ricerca sta nel metodo e nel dettaglio. Per la prima volta, i dati sono stati raccolti in modo sistematico e analizzati con strumenti di geografia urbana e statistica territoriale. Le studiose – Michela Addis, Giorgia Masili e Caterina Conigliani – hanno anche classificato le zone urbanistiche in sette gruppi omogenei, che vanno dalle aree con offerta culturale quasi nulla ai poli centrali ad altissima concentrazione. Ne emerge una mappa chiara delle disuguaglianze di accesso alla cultura, utile non solo per la descrizione, ma per la programmazione.

Un elemento interessante riguarda la specializzazione di alcune aree. L’area universitaria, ad esempio, si distingue per l’altissima concentrazione di biblioteche e archivi, ma ha una dotazione molto più limitata di teatri e cinema. Altre zone semicentrali mostrano invece un equilibrio maggiore tra studio, spettacolo e fruizione pubblica, suggerendo il ruolo possibile di poli culturali “secondari” fuori dal centro storico.
La mappa si inserisce in un filone di studi già avviato anche dal Comune di Roma, che negli ultimi anni ha prodotto cataloghi e censimenti dei luoghi culturali e degli spazi per eventi. Rispetto a queste esperienze, il lavoro di Roma Tre si distingue per l’approccio integrato e comparativo, che mette insieme patrimonio storico, offerta contemporanea e distribuzione territoriale, rendendo i dati leggibili in chiave di politiche urbane.
Come sottolinea la professoressa Michela Addis, responsabile scientifica della ricerca, l’obiettivo non è solo fotografare l’esistente, ma fornire uno strumento operativo per decisori pubblici, imprese culturali e creative. In una città dove il calendario degli eventi è molto fitto – come confermano anche i dati SIAE – ma resta concentrato soprattutto nelle aree centrali, la sfida è usare queste informazioni per riequilibrare l’offerta e rafforzare il ruolo della cultura come fattore di coesione sociale.
La mappa integrata della cultura non riscrive la geografia culturale di Roma, ma la rende finalmente misurabile. Ed è proprio in questa chiarezza che risiede la sua utilità principale.

