14.2 C
Roma
15 Marzo 2026

SpinTime, perché lo spettro dello sgombero ora sembra più consistente

La condanna in tribunale del Ministero dell’Interno per il mancato sgombero del palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme crea una pressione giuridica e politica difficile da ignorare. Ma tra le famiglie che ci vivono e le attività sociali radicate nel quartiere, la questione non si riduce a un problema di legalità formale.

Il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire oltre 21 milioni di euro alla società InvestiRE SGR, gestore del Fondo Immobili Pubblici, per non aver dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP nel marzo 2020. L’immobile in questione è il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme 55, nel quartiere Esquilino, occupato dal 12 ottobre 2013 dal movimento per la casa Action e da allora diventato noto come Spin Time Labs.
La sentenza, firmata dalla giudice Assunta Canonaco il 18 dicembre 2025 e notificata solo di recente, prevede anche una penale mensile di circa 206mila euro a partire dal gennaio 2026, oltre a 105mila euro per mancati guadagni relativi ai sei anni successivi al 2025.

Il ragionamento del tribunale è lineare: l’occupazione illecita è opera di terzi, ma il danno che ne è derivato al proprietario è imputabile al ministero dell’Interno, che aveva l’obbligo specifico di eseguire il provvedimento giudiziario e non lo ha fatto. La discrezionalità della pubblica amministrazione, si legge nelle 25 pagine della sentenza, cessa dove inizia un ordine della magistratura.

Una storia lunga 12 anni

Spin Time nasce in un contesto preciso. Il 2013 è l’anno del cosiddetto “Tsunami Tour”, la grande mobilitazione nazionale dei movimenti per la casa, che porta in tutta Roma a quasi cinquanta nuove occupazioni, secondo gli attivisti. Il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme era stata la sede centrale dell’INPDAP, l’istituto previdenziale dei dipendenti pubblici poi confluito nell’INPS. Gli uffici avevano cominciato a chiudere nei primi anni Duemila e lo stabile era rimasto definitivamente vuoto nel 2010, dopo un processo di cartolarizzazione che ne aveva trasferito la proprietà al fondo immobiliare Investire SGR, gestito dalla Banca Finnat Euroamerica, nell’ambito di un’operazione complessiva da un miliardo di euro.

Con l’occupazione, oltre 150 famiglie trovano alloggio negli ex uffici, ricavandosi stanze ai piani dal primo all’ottavo. I piani rimanenti e gli spazi comuni vengono progressivamente destinati ad attività culturali, sociali e formative: una scuola popolare, laboratori, un auditorium, una biblioteca, un’osteria, uno studio di registrazione, una redazione giornalistica. Nel tempo si insediano nell’edificio una ventina di organizzazioni del terzo settore. Uno studio di valutazione di impatto sociale realizzato da Open Impact, spin-off dell’Università Bicocca di Milano, ha stimato che la regolarizzazione dell’immobile genererebbe per il Comune un valore sociale di oltre 71 milioni di euro, con un ritorno di quasi due euro per ogni euro investito.

La svolta mediatica arriva l’11 maggio 2019. Il gestore della rete energetica aveva staccato l’elettricità per un debito accumulato di circa 300mila euro. Per sei giorni le quattrocento persone che abitano nel palazzo, tra cui un centinaio di minori, rimangono senza luce né acqua calda. La situazione si sblocca con un gesto inatteso: il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere di papa Francesco, si reca personalmente nello stabile, rimuove i sigilli dal contatore e ripristina l’elettricità, assumendosi pubblicamente ogni responsabilità. Da quel momento Spin Time entra stabilmente nel dibattito pubblico italiano, e diventa un riferimento simbolico per la sinistra romana e non solo.

Nel 2021 Roberto Gualtieri, allora candidato alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio, apre il suo primo dibattito tra quelle mura. Nell’ottobre 2025, il palazzo ospita la quinta edizione dell’incontro mondiale dei movimenti popolari (promosso originariamente da papa Francesco) con delegazioni da 170 paesi: gli attivisti e gli occupanti vengono ricevuti in Vaticano da papa Leone XIV.
Intanto, la Prefettura di Roma inserisce l’immobile, insieme a decine di altri edifici occupati nella capitale, nell’elenco degli stabili da sgomberare.

La pressione dello sgombero

Già nell’autunno del 2023 il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva annunciato l’intenzione di procedere allo sgombero, anche in considerazione della volontà di Investire SGR di riconvertire il palazzo in struttura alberghiera in vista del Giubileo del 2025. L’operazione non andò in porto, ma la pressione non si è mai allentata. Lo stesso Piantedosi aveva disposto un censimento degli abitanti dell’edificio per verificare la presenza di soggetti fragili – bambini, anziani, persone con disabilità – prima di un eventuale intervento.

La sentenza di dicembre cambia l’equilibrio. Ogni mese in cui il palazzo resta occupato costa al ministero – e dunque all’erario – oltre 200mila euro. Questo crea una pressione oggettiva verso l’esecuzione del provvedimento. C’è anche un precedente che può indicare la direzione: nel novembre 2024 la Corte d’appello di Milano aveva condannato il Viminale a risarcire tre milioni di euro alla proprietà del centro sociale Leoncavallo per vent’anni di mancato sgombero. Il ministero aveva successivamente tentato di rivalersi sugli occupanti. Si pone ora la domanda se la stessa strada verrà percorsa nel caso di Spin Time.

Un nodo difficile da sciogliere per il Comune

Per il Comune di Roma guidato da Gualtieri, la vicenda rappresenta un problema politico e amministrativo di non facile soluzione. L’assessore alla Casa Tobia Zevi aveva inserito Spin Time nel Piano Casa comunale come immobile da acquisire, con l’obiettivo di regolarizzare l’occupazione e preservarne la funzione sociale e abitativa. Le trattative con Investire SGR si sono però sistematicamente arenate: il fondo ha mostrato scarsa disponibilità a cedere l’immobile a condizioni accessibili per il Comune, preferendo l’opzione alberghiera.

Un eventuale sgombero, se e quando dovesse avvenire, pone immediatamente due ordini di problemi. Il primo riguarda l’ordine pubblico: Spin Time è uno spazio radicato nel quartiere e sostenuto da una rete ampia di associazioni, che hanno anche firmato un appello in sua difesa. Il secondo, più urgente dal punto di vista umanitario, riguarda le oltre 400 persone che vi abitano – in prevalenza famiglie con minori, provenienti da più di venti paesi diversi – per le quali il Comune dovrebbe garantire una soluzione abitativa alternativa in tempi rapidi, senza disporre di un patrimonio immobiliare adeguato.

Il rischio della strumentalizzazione politica

La vicenda si presta inevitabilmente a letture politiche contrapposte. La federazione romana di Fratelli d’Italia ha già commentato la sentenza affermando che i mancati sgomberi, per i quasi accusano il Campidoglio e il centrosinistra, hanno prodotto un conto salato a spese dei contribuenti. E il governo potrebbe scegliere di procedere con lo sgombero proprio nell’ottica di rafforzare la propria immagine in materia di legalità e ordine pubblico, indipendentemente dalle conseguenze concrete per le famiglie coinvolte.

Nel dibattito pubblico continua ad avere eco il paragone con CasaPound, anch’essa nell’elenco prefettizio degli immobili da sgomberare. Il punto è però che i due casi non si implicano a vicenda: uno sgombero eventuale di CasaPound non costituirebbe una ragione sufficiente per sgomberare Spin Time, né il contrario. Ogni vicenda ha la propria storia, i propri soggetti, le proprie caratteristiche giuridiche e sociali. Il principio di legalità non richiede uniformità meccanica, ma applicazione caso per caso.

Da sede pubblica a fondo immobiliare: come si è arrivati qui

Resta sullo sfondo una questione che la sentenza non affronta ma che orienta tutta la vicenda.
Il palazzo di via Santa Croce in Gerusalemme era la sede centrale dell’INPDAP e, come tale, apparteneva al patrimonio dello Stato. La sua dismissione attraverso le operazioni di cartolarizzazione degli anni Duemila – uno strumento usato in quegli anni da diversi governi per ridurre il debito pubblico – lo ha trasferito a un fondo immobiliare privato. Che questa scelta, in quel contesto, fosse giustificata o meno è una valutazione che esula da questa vicenda. Il fatto è che l’edificio è rimasto vuoto per anni, finché non è stato occupato da chi cercava una soluzione abitativa che il mercato e le liste comunali non riuscivano a offrire. Da allora si è aperto un conflitto tra diritti di proprietà, obblighi dello Stato e bisogni sociali che la sentenza del tribunale contribuisce ad acutizzare senza risolvere.

Le immagfini sono tratte dalla pagina Facebook di SpinTime Labs

Post correlati

CineVillage Talenti e Villa Lazzaroni: il programma dei film fino a fine agosto

RR

Er Faina sindaco de Roma?

Massimiliano Di Giorgio

Poesia, musica e natura: alla Caffarella torna il Poetry Village

RR

Roma, si gira! / Il Mausoleo di Santa Costanza e “Profondo rosso”

Roma, ragiona con i piedi

Massimiliano Di Giorgio

Bolla speculativa della logistica: servono regole

Marco Veruggio

Lascia un commento