18 Gennaio 2026

Tre giorni del 2026

Dobbiamo ancora mettere in lavatrice quel maglione macchiato dalle lenticchie e dallo spumante di un 31 dicembre 2025 carico di speranze e auguri. Affrontiamo il 2026 ricco di promesse e fiducia, ma oggi, 6 gennaio, facciamo subito i conti con la realtà.

Sono appena finiti in tv i racconti, spesso più nefasti che positivi, di un anno che si chiude. La realtà “nera” da sempre ha più audience di quella positiva, e così ci approcciamo ad un nuovo anno pieni di aspettative.
Abbiamo appena girato l’angolo che, dopo 90 minuti, le agenzie cominciano a battere notizie di un non ben definito incendio in un bar elvetico. Forse niente di allarmante anche perché le notizie arrivano da un paese “normato” come la Svizzera esempio da sempre di precisione esasperata.
La notizia comincia a gonfiarsi e nel giro di poche ore prende i contorni di una tragedia che colpisce ragazzi dai 13 ai 25 anni di ottima famiglia, facevano quello che dovevano fare a Capodanno in un bar nella opulenta Crans Montana. Non esattamente tutto, lo vedremo dopo.

Sì, erano a cavalcioni con le bottiglie di champagne in mano a sfiorare il soffitto con le fontane di scintille al posto del tappo, senza avvedersi che forse quel comportamento era a rischio, ma nessuno glielo vietava perché a Capodanno tutto si può e la gioia esplode.

La Svizzera straricca e sciocca ora piange e si lecca le ferite e piange, soprattutto perché verrà ricordata solo così, perché la cronaca nera colpisce la memoria più di tutto il resto. Tanti posti rimangono nell’immaginario negativo solo per il loro nome evocativo come Cogne, Garlasco, Erba, Avetrana.
Ognuno si fa censore di comportamenti, inadempienze, basandosi su racconti, resoconti, documentazioni. E così….

Impressiona che il locale non avesse avuto controlli costanti e il materiale che lo rivestiva non fosse ignifugo. Impressiona il numero di persone presenti in uno spazio pubblico che forse, come tutti i locali, ha una capienza massima, forse non rispettata. Impressiona che non ci fossero ampie vie d’uscita e le scale fossero state ristrette per aumentare l’ampiezza delle sale. Certo, impressionano molte cose pensando che tutto ciò avviene in Svizzera dove non sgarra di secondo un treno e il superamento di un km di velocità massima viene duramente sanzionato.
A tutto c’è forse una risposta: “pecunia non olet” dicevano i latini soprattutto lì tra quei 26 cantoni.

Impressionano tante altre cose, anche quei genitori stracciati dal dolore, che sperano per 3 giorni, in attesa di sapere se il figlio è arso vivo o vivrà passando da una plastica all’altra.
Impressiona, ma questo solo in positivo, che nel regno della medicina privata e strapagata, gli italiani siano stati i primi ad intervenire con i loro elicotteri pubblici del soccorso alpino a recuperare vittime e feriti anche di altri paesi.
Impressiona come la Svizzera non fosse in grado di gestire una tragedia e l’emergenza mentre ci si domanda: “se il fatto fosse avvenuto ad Aosta, quanti elicotteri svizzeri si sarebbero visti?”. Cattive domande.
Impressiona che l’ambasciatore italiano in Svizzera, unico fra le autorità, senza giri di parole, abbia detto parole durissime sulle negligenze del “paese neutrale” e sia stato l’unico ad affermare che i proprietari del locale dovevano stare dietro le sbarre, come lo sarebbero stati in Italia (ha aggiunto) mentre in Svizzera sono a “piede libero”.

Purtroppo impressionano tante altre cose, soprattutto le immagini di quel locale in fiamme che viene ripreso dai cellulari di ragazzi che inconsapevoli del pericolo invece di fuggire e liberare gli spazi riprendono le fiamme, come fossero dentro un video gioco, per catturare immagini da condividere con la speranza che siano “virali”. Certo fanno un bel favore al diritto di cronaca, non a loro stessi. Con la stessa velocità dei pistoleri di una volta nel far west, oggi si impugna il cellulare e si gira un video ignorando il diritto alla sopravvivenza propria e degli altri. Non si aiuta chi è in difficoltà, si riprende la scena. Il “dovere” di fissare immagini supera e di molto il dovere di intervenire, aiutare, al limite solo salvarsi.
La liquidità delle immagini e della società nelle parole di Zygmunt Bauman risuonano profetiche.

Passano 24 ore e la cronaca si appropria di altri fatti che scalciano i primi del 2026 e li “rimettono in riga”.
Uno “yankee” biondo va a prendersi, anzi, “manda a prendere” un capo di stato estero, lo ammanetta, lo benda e lo imprigiona nelle carceri statunitensi. Non gli dà nemmeno il tempo di mettere le scarpe: lo si vede in ciabatte nei video. Ragioni umanitarie? Maduro era così nefasto che ci voleva che ci pensasse lui a sollevarlo? Non il popolo venezuelano? Nessun altro interesse?

Lo yankee straparla il giorno dopo e ci anticipa la sua politica espansionistica sulle rotte del disgelo, quelle della Groenlandia che pagano il mutamento climatico diventando terre da depredare con navi che non si bloccano più tra gli iceberg.
Una volta la parola “disgelo” aveva un senso positivo, ora lo si teme pensando al protettorato danese.

Ogni mattina siamo invasi dal pensiero dello “yankee” che qualunque cosa dice rimbalza nelle televisioni di tutto il mondo annunciandoci le nuove mete statunitensi ed espansionistiche. Come dice Corrado Augias: “è pazzo o fa il pazzo?” A Roma si dice “c’è o ce fa?”.
Ogni dittatore oggi rivendica qualcosa su altri paesi, ha il diritto di farlo. Un neocolonialismo.

Questi i fatti in 3 giorni del 2026. C’è da prepararci ad un anno pirotecnico, come se i botti di Capodanno non fossero mai finiti. Auspichiamoci di esserci per dargli un’occhiata e riprendere il nostro cammino da inconsapevoli spettatori.
Per il momento apriamo la lavatrice, programma a 40°. Cancelliamo quelle macchie.
Quelle sì che vanno via.

Post correlati

Un futuro di intensi colori. Le opere di Mira Brtka alla Galleria Nazionale

Luisa Sisti

Albert Watson a Roma: ultimi giorni per scoprire la città attraverso il suo obiettivo

RR

Paradosso Kirk: commemorato in Parlamento, incriminabile in Italia

Marco D'Auria

Fenomenologia del genio postumo

Daniela Gambino

CineVillage Talenti e Villa Lazzaroni: il programma dei film fino a fine agosto

RR

Ottobrate musicali: tra classica e operistica, gli appuntamenti più importanti a Roma

Luisa Sisti

Lascia un commento