Alla Biblioteca dell’Accademia dei Lincei in mostra, fino al 15 febbraio, i rari manoscritti realizzati tra Medioevo e Rinascimento.

Un’originale mostra di manoscritti destinati alla devozione privata dei laici e soprattutto di un pubblico femminile, cui era principalmente rivolta la produzione delle opere tra il Trecento e il primo Cinquecento, in particolare nelle Fiandre e in Francia: è “Il Tempo della Devozione. Libri d’ore italiani tra Medioevo e Rinascimento”, ospitata fino al 15 febbraio dall’Accademia dei Lincei.
Molti volumi erano dunque personalizzati: ogni libro d’ore è diverso dall’altro, realizzato su misura per il destinatario o la destinataria, e tra i testi compaiono le rubriche con le istruzioni per la preghiera o indicazioni per le indulgenze.
Successivamente, questo tipo di volumi furono realizzati con il metodo della stampa, fino a scomparire dopo la Controriforma, per essere riscoperti dai collezionisti dopo il XVIII secolo.
“Se una donna possedeva un libro” spiega Ebe Antetomaso, curatrice della Biblioteca Corsiniana “certamente si trattava di un libro d’ore. Spesso venivano tramandati di madre in figlia, di nonna in nipote“. Questi preziosi oggetti, infatti, erano spesso realizzati in occasione delle nozze, in formati spesso tascabili e riccamente decorati, secondo gli stili delle più grandi botteghe artistiche italiane per l’alfabetizzazione femminile.

Nella Firenze del rinascimento, per esempio, la realizzazione dei libri d’ore conobbe una capillare diffusione, come spiega la studiosa Ada Labriola: “Firenze era in quel secolo la capitale italiana ed europea della produzione libraria, e in città il tasso di alfabetizzazione – anche femminile – era particolarmente alto. I libri d’ore furono ambiti e richiesti a vari livelli sociali: li ritroviamo tra i beni principeschi della famiglia Medici o in possesso della grande borghesia, fino alle modeste raccolte dei piccoli artigiani”.
