Alla stazione San Giovanni della linea C apre il primo bar nel ventre della metropolitana romana: un segnale che la Capitale punta a rendere i suoi trasporti più simili a quelli di Berlino o Madrid.
Da qualche giorno, chi scende alla stazione San Giovanni della linea C può fare qualcosa di insolito per la Capitale: ordinare un caffè senza risalire in superficie.
È aperto, nel piano atrio della stazione, un bar. Piccola cosa, forse, ma per Roma è quasi una rivoluzione. Perché non si tratta di un chiosco in un centro commerciale sopra i binari — come avviene a Termini — ma di un locale che si trova tecnicamente dentro la metropolitana, in quello spazio ibrido e spettacolare che funge da piazza pubblica sotterranea, circondato da reperti archeologici visibili attraverso le pareti vetrate.
L’apertura fa parte di un progetto più ampio di valorizzazione commerciale delle stazioni-museo della Metro C, avviato sull’onda dell’inaugurazione della nuova tratta verso il Colosseo, avvenuta a fine 2025. ATAC e Roma Mobilità hanno bandito appositi bandi per la gestione di questi spazi: oltre a San Giovanni, sono previsti punti ristoro anche alle stazioni di Porta Metronia e del Colosseo.
L’obiettivo dichiarato è avvicinare la Metro C alle grandi metropolitane europee — Berlino, Madrid, Parigi — dove fermate e caffè convivono da decenni come se fosse la cosa più naturale del mondo. E in effetti lo è, ovunque tranne che a Roma.
Per una città abituata a considerare la metro poco più che un mezzo di trasporto da sopportare, l’idea di fermarsi a bere qualcosa a trenta metri di profondità, tra mosaici antichi e architettura contemporanea, suona quasi come un lusso. O forse, semplicemente, come normalità. Finalmente.
