Una campagna contro la street art romana nasce su un sito specializzato in disinformazione e si diffonde sui social con insinuazioni su fondi, vernici e murales “scomodi”. Tra attacchi politici e fake news, l’arte urbana diventa bersaglio elettorale.

È iniziata su un sito – e sui suoi social – che si occupa prevalentemente di disinformazione, una campagna contro i murales romani. È cominciata precisamente dopo l’inaugurazione del murales di Alice Pasquini a Tor Marancia ch,e con la sua bandiera europea, e quei colori sfumati che ricordavano la bandiera ucraina, è apparsa evidentemente un po’ troppo, per chi orchestra la disinformazia dalle nostra parti.
Poi, il tema dei rifugiati era perfetto per un attacco dal sapore vagamente razzista. Il progetto, che prevede altri lavori in altre città europee: Copenaghen e Parigi, “addiruttura” è finanziato da UE e dell’UNHCR, l’agenzia Onu per i rifugiati.
La cosa mi ha colpisce in modo particolare perché sono cominciate insinuazioni sulla provenienza dei soldi, sulle forniture di vernici. Insomma, una bella campagna volta a far credere che dietro alla street art romana ci sia un giro poco limpido.
Dopo l’attacco a Nurturing Hop di Pasquini, è stata la volta di un murales all’esterno della stazione della metropolitana al Pigneto, definito l’ultima follia dei murales che catturano CO2. Nel video si dice che i romani chiedono sicurezza, e invece gli vengono dati scarabocchi.
In questa campagna forse c’è anche un po’ di partigianeria, dovuta alla campagna elettorale che si avvicina, però appare molto, molto sgradevole. Pian piano conquisterà spazio: per intanto un antico, e un tempo autorevole, quotidiano romano ha ripreso la notizia.
Per parte nostra continueremo ad amare quest’arte che adoriamo, ci rallegra e ci fa pensare.
W i murales e la street art a Roma e nel mondo.
