18 Gennaio 2026

Una modesta proposta per l’inverno demografico

Tra egoismo, inverno demografico e provocazioni alla Swift, una riflessione politicamente scorretta sul perché non facciamo più figli.

Ormai è evidente che quello che i politologi, i tuttologi e i demografi e anche i proctologi chiamano inverno demografico è un processo in atto le cui conseguenze non sono reversibili per almeno un paio di generazioni.

Non solo le coppie – in realtà si parla di donne perché alla fine sono loro che fanno i figli in età fertile – non vogliono procreare, ma sono anche sempre di meno, proprio a causa del fatto che la diminuzione dei figli è cominciata con le generazioni precedenti.

Mi guardo intorno e vedo che i più giovani non vogliono riprodursi, non ci pensano proprio. Perché? Per tante ragioni, ma sostanzialmente per egoismo. Non so per quale motivo nessuno lo dica esplicitamente, ma il punto è semplice ed uno solo: le persone preferiscono dedicarsi a loro stesse piuttosto che a dei piccoli ingrati che diverranno con il tempo dei grossi e puzzolenti adoloscenti e poi dei nevrotici e insoddisfatti adulti.
Tutte le storie sul welfare, gli asili nido, il bonus bebè, quello nenè, il congedo per i papà, la maternità, sono tutte cazzate. Se vuoi un figlio lo fai, fosse pure il tuo unico bene: ricordate i proletari? È che siamo diventati talmente egoisti che non solo non riusciamo a immaginare la nostra vita con gli altri, ma neanche con qualcosa che in fin dei conti è parte di noi, è la naturale continuazione del nostro essere.
La nostra aridità ha raggiunto livelli incogniti per la civilizzazione umana. Ci sono motivazioni economiche, sociali, culturali, financo di marketing, e tutte quante concorrono alla non-natalità, ma alla fine la vera ragione è che non siamo disposti a giocare le nostre vite per altri che non si sia noi stessi.
E dire che alla fine di tutte le esperienze umane quella di avere dei figli è di gran lunga la più significativa. E poi, anche se dirlo non va di moda, i bambini sono fichissimi e sono molto meglio delle apericene.

Ora, si può fare qualcosa? Probabilmente no, ma potendo fare una modesta proposta, inversa e meno draconiana di quella che fece Jonathan Swift, un’idea l’avrei: mezza porzione di tutto per chi non fa figli. Fatto salvo chi non riesce per motivi di infertilità vari, tutti gli altri metà di tutto. Mezzo stipendio, mezzo appartamento, mezza cilindrata della macchina (ché per molti è molto importante aver la cilindrata inutilmente grande), mezza pensione, mezzo conto in banca, e così via dicendo.
Dato che tutto sommato si è scelto di fare una vita a metà, che anche i beni a disposizione lo siano.
Nel momento in cui si decidesse di fare un figlio, i beni verrebbero rimessi a disposizione.
È che vi detesto e vorrei colpirvi dove so che vi fa più male, non si potrà ma…

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