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18 Febbraio 2026

“Yoktunuz” di Ahmet Güneştekin alla GNAMC: memoria, mito e resistenza

“Eravate assenti” è il significato letterale di “Yoktunuz”, invito a esplorare le comuni radici con l’Occidente proposto dall’artista turco – di origini curde – Güneştekin, in un suggestivo percorso tra sculture, dipinti e installazioni che richiamano i miti e le leggende delle civiltà anatoliche e del Mediterraneo da cui l’artista trae ispirazione.

Yoktunuz
“Yoktunuz” alla GNAMC

Nelle sale neoclassiche della Galleria la sagoma candida, plastica del gruppo marmoreo “Ercole e Lica” di Antonio Canova risalta a confronto di “Yoktunuz”, monumentale installazione che dà il titolo alla mostra.

Canova
“Yoktunuz” Vs Canova

Si tratta di un sofferto “tessuto” grigio piombo di12 metri di base per 4,5 di altezza, composto da centinaia di oggetti quotidiani raccolti tra le macerie di Diyarbakir (città teatro di scontri nel conflitto turco – curdo) e quelle di Hatay, distrutta da un terremoto nel 2023.

Ed è proprio sul gioco di contrasti che i Curatori della mostra riescono a coinvolgere il visitatore, conducendolo in un universo nuovo, in cui si fonde visione e tradizione. Güneştekin elabora qui il concetto di memoria, una “memoria” sofferta, che corre sul filo del ricordo degli invisibili e delle minoranze, spesso dimenticati nelle ricostruzioni storiche: la memoria, quindi, come movente di indagini (e quindi interpretazioni) è il filo con cui l’artista riesce a tessere piano visivo, intellettuale ed emotivo.

Moneta
Tra mito e realtà

Artista autodidatta, Ahmet Güneştekin è nato nel 1966 a Batmàn, città curda a sud-est della Turchia; da anni vive a Istanbul, dove ha fondato un’organizzazione (non-profit) a suo nome: qui realizza le installazioni, i dipinti, le sculture e persino dei video con un approccio multidisciplinare, oltre a fornire quindici borse di studio ogni anno per sostenere i giovani artisti.
Ho sempre fatto ricorso al coraggio” ha dichiarato in un’intervista: “Nonostante le difficoltà e i diversi episodi di censura verso le mie mostre, non ho mai smesso di credere al mio ruolo di testimone e narratore di eventi storici, e nella forza del cambiamento”. Nel 2022, infatti, la sua personale “Infidel Quarter” era stata chiusa dalle autorità locali nonostante il grande successo di pubblico (o forse proprio per questo) dando luogo all’ennesimo atto di censura nei suoi confronti.
Il visitatore scoprirà più di una citazione della mediterranea civetta, rielaborata nei grandi pannelli dai colori forti, o della minoica tauromachia transitata nell’antica Anatolia e qui ripresa in un gioco di gradazioni viola, il cui arcaico simbolo echeggia rappresentato in grigio: ogni opera è qui posta a confronto con una scultura neoclassica o contemporanea. Si tratta di “composizioni totemiche” e di “superfici metalliche ossidate”, come si legge nel Catalogo della mostra: “di pattern visivi che richiamano una ritualità pan-mediterranea de-territorializzata eppure ostinatamente orientale, che disegnano una mappa mentale della resistenza. Non una resistenza armata, ma plastica”.
Nonostante l’apprezzamento della critica e l’immediato successo di pubblico, Güneştekin è stato costretto a modificare l’installazione “Picchi di memoria” a seguito delle proteste degli addetti di sala al museo.

picchi memoria
“Picchi di memoria”

L’opera, che ricorda eventi tragici attuali (la morte dei minatori a Soma, l’esilio degli Ezidi, il massacro di Roboski al confine turco-iracheno) era inizialmente composta da centinaia di scarpe indossate da persone povere. Risultato: non solo l’impatto visivo, ma un odore acre, pungente.
L’artista ha quindi accettato di modificare l’installazione, inserendo le scarpe in sacchi della spazzatura e lasciandone solo due paia, con all’esterno opere fotografiche inedite per meglio rappresentare la tragedia del suo popolo, dichiarando: “La povertà, la morte non sono profumate, credetemi. Neppure le deportazioni, le prigioni, i massacri”. Parole tragicamente attuali: un invito a prendere parte alla Storia penetrandone sia la bellezza che le atrocità.

Yoktunuz (Eravate assenti), Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, fino al 28 settembre.

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