La Capitale delle diseguaglianze e del lavoro pagato poco

Un rapporto della Banca d’Italia, che si ferma però al 2019, disegna un quadro strutturale dell’economia romana molto poco incoraggiante. “Il degrado è un sintomo, non la malattia”, scrive Martino Mazzonis.

 

C’è un “occasional paper” di Bankitalia che è di quelli di cui si dovrebbe discutere a Roma. I dati che raccoglie fotografano una situazione pessima dello stato della Capitale. Questa la sapevate già, ma dietro l’erba alta, i topi, il traffico ci sono dei fenomeni strutturali: un mercato del lavoro che non offre opportunità, spesa e occupazione pubblica in calo, troppo turismo. Si tratta di dinamiche che, lo si legge nel rapporto, riguardano anche altre città italiane, ma che a Roma sono accentuati.

Mettiamo in fila alcune delle elaborazioni dei ricercatori di Bankitalia con quale piccola considerazione aggiuntiva.
1. Sono aumentate le diseguaglianze, calano i redditi medi e aumentano quelli molto bassi e molto alti.
2. Aumenta molto e più che altrove in Italia il lavoro nei servizi di bassa qualifica (ristorazione, accoglienza, guardiani, pulizie, ecc).
3. L’occupazione nel settore pubblico diminuisce più che nel resto del Paese (così, direi, si spiega una parte di quei redditi medi in calo, appunto e anche qualità dei servizi in calo), cresce la spesa corrente pubblica, calano gli investimenti pubblici: ovvero si spendono soldi per mantenere “la macchina” non per migliorarla, rinnovarla, cambiarla (un dato importante: l’occupazione cala più che altrove nel comparto della Sanità, chiedetevi perché vedete tanta pubblicità di cliniche, super laboratori e chirurgia robot nel privato).
4. Il mercato immobiliare vede crescere il valore del metro quadro, ma calare il numero di transazioni (dato un po’ vecchio però: bisognerebbe guardare al 2020 e successivi, ché probabilmente in centro c’è chi nel 2020 ha fatto affari e aperto BnB).
5. Cresce la quota di occupati, ma cala il valore aggiunto pro-capite, che è cresciuto meno che altrove in Italia (vedi il punto 4: se si fanno lavori a bassa qualifica né la produttività, né il valore aggiunto cresceranno molto).
6. Tra 1998 e 2019 la presenza di turisti stranieri è aumentata del 115%, molto più che nel resto d’Italia e anche più che a Firenze o Venezia, mentre è calata la spesa media e sono calati i viaggiatori per lavoro, che in media spendono di più.
(I dati si fermano al 2019, poi c’è stato il crollo del 2020 e una nuova impennata, l’anno scorso eravamo all’80% rispetto al pre pandemia oggi saremo più o meno alla pari: nel rapporto si parla di Roma come quarta capitale più visitata, su Eurostat trovo che è la terza città in assoluto; non c’entra, ma sul Comune di Roma scopro che il 63% degli esercizi ricettivi sono nel I° municipio e che tra 2015 e 2019 il numero di strutture ricettive non alberghi è aumentato a dismisura, accrescendo la propria quota di mercato del 14%, oggi sarà di più di 4 anni fa. Qui i dati).
7. A Roma c’è una dinamica negativa in termini di immigrazione/emigrazione di laureati: chi si laurea qui trova lavoro altrove.
8. In 20 anni è aumentata la sottocupazione, ovvero c’è un numero più alto di laureati che svolgono mansioni poco qualificate (e naturalmente pagate meno di quanto lo sarebbero se si trattasse di lavoro qualificato).

Mi pare abbastanza: il quadro è catastrofico.

Il rapporto si ferma al 2018-19: da allora le cose sono probabilmente peggiorate, escludendo forse gli investimenti pubblici e le assunzioni nel pubblico (mi pare di ricordare che il blocco del turnover sia parzialmente esaurito, ma forse non in Sanità e ci sono i soldi del Giubileo). Il degrado è un sintomo, non la malattia.

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