Il signore dell’anello – 2

Per chi non lo sapesse ancora, questo è un viaggio inutile dal nulla verso il nulla, giusto per ritornare al nulla iniziale. È un viaggio ad anello per girarmi tutto il GRA, il Grande Raccordo Anulare che circonda la capitale. E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma, aggiungeva Guzzanti, fingendo di essere Venditti.

Ma che nasca una bambina qui, non si corre proprio il rischio. Sono partito da solo e anche le garbate profferte erotiche ricevute nell’area di servizio di Selva Candida, non avevano natura etero e dunque non c’era nessun eventuale rischio di riprodurmi.

L’abbassamento del GRA

Riprendendo il viaggio da quell’Autogrill che non è più della società Autogrill, per un po’ di chilometri è tutto un saliscendi fra inutili gallerie di più o meno recente fattura. Questo è il tratto in cui le tre corsie sono state costruite per ultime, una decina d’anni dopo rispetto al resto del GRA.

Perché questo tratto sia stato, per diverso tempo, il parente povero rispetto al resto del raccordo, non saprei dirlo. Certo è che me lo ricordo ancora, quando svettava molto più in alto di dov’è ora, più stretto ma più orgoglioso, su quei piloni in cemento che poi vennero buttati giù.

Il percorso attuale attraversa la vallata sottostante di quel GRA d’antan. Nel costruire questo tratto, chissà perché, gli ingegneri hanno pensato bene d’inventarsi qua e là delle nuove gallerie, sebbene sopra di esse non vi siano colline. Una scelta creativa che avrà forse un suo perché, ma di cui non si sentiva il bisogno.

Le “Cassie”

A complicare ulteriormente le cose, ci si mette anche un sistema d’illuminazione delle gallerie raramente funzionante alla perfezione. Perciò, spesso ci si ritrova in un continuo effetto cangiante di luce e di ombra, che ha forse una sua gradevolezza artistica, ma non è esattamente il massimo per la sicurezza alla guida.

Si passa Trionfale, poi la Cassia – con la rampa d’accesso che sale su in alto, fino a raggiungere l’altezza di quel raccordo che fu – infine l’altra Cassia, quella Veientana, che i romani chiamano bis, che per prendere quella, invece, bisogna scendere un po’ più giù prima di arrivarci.

Infine, su una collina, ecco che svetta l’ospedale Sant’Andrea, a segnalarti la fine delle gallerie e l’imminente arrivo in un nuovo mondo, cioè quel lato sinistro del Tevere in cui, in un tempo ormai lontano, era tutta Roma.

La diga

Fa un bel curvone il GRA in quel punto, costeggia Labaro, incrocia la Flaminia, prima di arrivare alla grande diga di Roma Nord e a oltrepassare sua maestà il Tevere. Che poi, sua maestà il Tevere è pure un po’ timido e ti ci devi mettere d’impegno per riuscire a vederlo. Ma vi assicuro che lì sotto c’è.

Anche qui gli ingegneri hanno esagerato un po’ in creatività. Pare decisamente ampio questo tratto del GRA: tre corsie per senso di marcia nella parte centrale, più varie complanari. Peccato solo che il tutto sia stato creato con così poca attenzione al dove piazzare uscite, svincoli e immissioni, da creare proprio in questo amplissimo tratto dei perenni rallentamenti.

La situazione migliora un po’ appena passata l’immissione per la Salaria e per la Roma-Firenze. Enormi scritte di qualche writer acrobata istoriano Colle Salario coi suoi palazzoni. Il viadotto d’immissione all’autostrada svetta sulla mia testa. Poi ecco Porta di Roma e il nuovo tempio dei mormoni a titillare la vista.

È il momento di una seconda sosta, per mettere benzina. Per fortuna, anche qui, c’è un Autogrill che non è più Autogrill. Metto la freccia e vado a fare rifornimento.

 

Le puntate precedenti:

Il signore dell’anello – 1

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