Italia prima e seconda nella Ue: per il deficit e per il debito pubblico

Negli ultimi dieci anni, nei paesi europei le spese superano sempre i ricavi. Per misurare la stabilità finanziaria si usano l’indebitamento netto e il debito pubblico. Nell’area mediterranea i paesi con il rapporto tra debito e Pil maggiore.L’Italia ha un alto deficit (8% del Pil) e un alto debito pubblico (144,4% del Pil)

Recentemente, i titoli di stato italiani, i cosiddetti Btp, hanno sfiorato il rendimento decennale del 5%: si tratta dei valori più alti registrati da novembre 2012. Questi titoli sono delle obbligazioni, ovvero dei contratti di prestito finanziario, che hanno per lo stato lo scopo di incrementare subito la liquidità, versando nel tempo futuro la somma iniziale più una componente di interessi. Quest’ultima identifica la componente del rendimento: maggiore è, più è alto il rischio connesso al titolo.

I titoli italiani risultano quindi più rischiosi. Oltre al particolare contesto geopolitico ed economico, incide anche la condizione dei conti pubblici: la crescita del paese risulta incerta e il debito pubblico rilevato è particolarmente elevato.

Come viene accumulato debito da parte degli stati? Principalmente in due modi: ai contraggono prestiti con le banche o si emettono titoli sul mercato.  Sono operazioni che vengono fatte per finanziare le attività dello stato quando i ricavi ottenuti con fonti interne come le tasse e le imposte non sono sufficienti a coprire le spese. Capire a quanto ammontano le uscite, le entrate proprie e i prestiti è importante per comprendere la salute finanziaria di uno stato, come è necessario definire il contesto nel quale si contrae debito.

A livello europeo, le economie pubbliche nel loro insieme hanno registrato nel 2022 delle uscite superiori alle entrate, con una differenza pari a 533 miliardi di euro circa. Ma le spese sono sempre state superiori alle entrate nei dieci anni precedenti.

Negli ultimi dieci anni le spese hanno rilevato un incremento costante: dai 5.670,10 miliardi di euro del 2012 fino ai 7.878,18 del 2022. Anche i ricavi sono in aumento ma con un andamento differente. Nel 2020 infatti si è assistito a un calo rispetto all’anno precedente che poi si è riassestato l’anno successivo. In quel periodo si è registrata anche la maggiore differenza tra uscite e entrate (circa 900 miliardi) mentre quella minore è stata rilevata nel 2018 (50,9 miliardi).

 

Misurare la sostenibilità dei conti pubblici

Per comprendere la salute dei conti pubblici nazionali sono due gli indicatori più noti: l’indebitamento netto e il debito pubblico.

Queste componenti in termini assoluti non permettono di avere una chiara idea se il paese è in una situazione positiva o negativa. Per avere un quadro sulla stabilità dell’economia è importante metterlo in relazione alla crescita economica di uno stato. Si tratta di un aspetto fondamentale: l’abilità di incrementare le proprie entrate passa anche dai consumi e dalla produzione di beni e servizi per i quali vengono versate tasse e imposte e attirano capitali di investimento. Per questo motivo, il deficit e il debito vengono sempre considerati in rapporto con il Pil, che è la variabile che più si avvicina a misurare la crescita economica.

A livello europeo, il rapporto tra indebitamento netto e Pil è negativo, significa quindi che si trova in generale in una situazione di deficit. Si tratta comunque di un valore in calo: nel 2022 è pari al 3,4% contro il 4,8% registrano l’anno precedente. Il deficit maggiore si è registrato nel 2020 (-7,1%) ma è un valore fortemente influenzato dagli impatti dell’emergenza sanitaria sull’economia. Per quel che riguarda invece il rapporto tra debito e Pil, i governi dell’Unione riportano mediamente una percentuale pari all’84%. Anche in questo caso si tratta di un valore in calo rispetto all’anno precedente (88%). Sono comunque valori che riportano variazioni consistenti all’interno dei singoli paesi.

Per quel che riguarda il debito pubblico, misurato in relazione al Pil, i paesi che registrano i valori più bassi si trovano nel centro-nord del continente: Estonia (18,4%), Bulgaria (22,9%) e Lussemburgo (24,6%). Sono invece 13 gli stati in cui si supera il 60%. Quelli che sono caratterizzati dai valori maggiori si trovano tutti nella zona mediterranea: si tratta di Grecia (171,3%), Italia (144,4%), Portogallo (113,9%) e Spagna (113,2%). Sono queste percentuali particolarmente alte anche se si considera lo scenario mondiale: secondo il fondo monetario internazionale (international monetary fundImf) tra le prime cinque economie mondiali per rapporto tra debito e Pil figurano anche Grecia e Italia, rispettivamente al secondo e al quarto posto.

L’Italia è anche il paese europeo che riporta il deficit maggiore, sempre calcolato rispetto al Pil. È pari all’8%. Seguono Ungheria (6,2%), Romania (6,2%) e Malta (5,8%). Riportano invece i surplus maggiori Danimarca (3,3%), Cipro (2,1%) e Irlanda (1,6%). Sono in tutto 20 gli stati europei che registrano un valore negativo contro i 7 in cui questo rapporto è positivo.

[Questo post è stato pubblicato originariamente da Openpolis]

[La foto del titolo è stata diffusa da Images Money su Flickr.com con licenza creative commons]

 

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