Ai vigili serve davvero il taser?

Il 24 marzo il Consiglio Comunale ha approvato, a larga maggioranza, una mozione presentata dalla Lista Calenda e da Fratelli d’Italia che impegna sindaco e Giunta a lavorare per dare anche alla Polizia di Roma Capitale il cosiddetto taser, la pistola a impulsi elettrici, già a disposizione di polizia e carabinieri in diverse città. 
I sindacati dei vigili, che da tempo chiedono il taser, plaudono al voto dell’inedita coalizione “legge e ordine”. Non che la municipale non sia già armata: dal 2009 (Giunta Alemanno) gli agenti che ne fanno richiesta e sono idonei, oltre a quelli che hanno compiti di polizia giudiziaria, possono disporre della pistola. Ma anche dello spray urticante, sulla cui effettiva utilità però i sindacati sono sempre stati scettici.
Gli stessi sindacati giustificano la richiesta del taser con un generico aumento del numero di aggressioni contro gli agenti. Ma lo stesso era accaduto prima del 2009, cioè negli anni precedenti al ritorno della pistola (perché per trent’anni le amministrazioni hanno abolito la dotazione di armi). 

Foto di Charles LeBlanc diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Un paio di settimane fa, prima che il Consiglio comunale votasse la mozione, il capo della Polizia di Roma Capitale Ugo Angeloni era stato possibilista sul taser: “Potrebbe essere uno strumento utile, vediamo come va la sperimentazione e poi si potrà valutare la possibilità di impiego, per quanto ci riguarda”. Ma un sindacalista del Sulpl, Marco Milani, aveva spiegato nel dettaglio le ragioni della richiesta, contestando il fatto che ai vigili non sia stata ancora data la pistola a impulsi elettrici: “Si tratta dell’ennesima discriminazione per la polizia locale di Roma Capitale, già costretta ad essere impiegata negli stessi servizi, priva delle tutele assistenziali e previdenziali delle altre forze dell’ordine. A Roma poi, è ormai consuetudine essere impiegati negli sgombero di appartamenti a San Basilio e Tor Bella Monaca su disposizione del Prefetto ed è frustrante per i lavoratori, vedere i colleghi di altre forze operare con caschi, sfollagente ed altri strumenti di protezione individuale e essere invece considerati dalla propria amministrazione e dal governo, lavoratori di serie B”.
Insomma,
il problema riguarda le condizioni di lavoro dei vigili rispetto alle altre forze di polizia.

 

Il taser può essere letale

Si dirà: il taser non uccide, la pistola sì. Nel 2018, quando iniziò la sperimentazione del taser in 12 città italiane (governo Conte I, ministro dell’Interno Matteo Salvini), il direttore di Amnesty International Italia, Gianni Rufini, scrisse al capo della Polizia Franco Gabrielli (oggi capo dei servizi segreti) per manifestare alcune preoccupazioni. Rufini spiegava prima di tutto che “il modello adottato per la sperimentazione italiana è lo X2 della Axon, un’evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura”, aggiungeva: “Pur riconoscendo che la Taser sia un’arma utile, più sicura di molte altre armi o tecniche utilizzate per bloccare individui pericolosi e aggressivi, in non pochi casi nei paesi in cui è già in uso risulta impiegata nei confronti di persone vulnerabili o che non rappresentano una minaccia seria e immediata per la vita o per la sicurezza degli altri”.

Ancora, il direttore di Amnesty citava una serie di dati. In particolare, in Olanda, “in circa la metà dei casi, le persone (sono) state colpite dalla Taser quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una cella di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici, in ogni caso senza che il loro comportamento costituisse una seria minaccia”. 

“Negli Usa e in Canada, dove la Taser è utilizzata da quasi 20 anni, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate a quest’arma ha superato il migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate”.

Infine: “Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle pistole Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa”.

Foto di Anarchimedia diffusa su Flickr.com con licenza creative commons

Il rischio di avere un’arma a disposizione, come è noto, è quello di usarla. Ovviamente, prevale di solito un diffuso senso di responsabilità, perché si maneggia uno strumento che può provocare la morte; e contemporaneamente, c’è la comprensibile necessità di usare le armi per difendersi: ma le forze dell’ordine devono sempre rispettare il principio della proporzionalità della difesa. Disporre di un’arma che viene definita ufficialmente non letale, ma che in realtà può esserlo, espone al rischio di utilizzarla con facilità, e soprattutto in contesti non “criminali” ma sociali, com’è il caso degli sgomberi citati dal sindacalista di polizia.

In questi anni, le pene contro chi commette atti di violenza contro gli operatori sanitari sono state aumentate soprattutto come atto di dissuasione, ma ovviamente nessuno ha pensato di armare gli infermieri e tutti sappiamo che c’è un problema di cultura grosso come una casa, per il quale certamente è più utile la prevenzione piuttosto che la repressione, perché la violenza va disinnescata.

Chi aggredisce un agente, anche di polizia locale, rischia pene gravi, quindi non si tratta tanto di inasprire la punizione (e gli agenti, poi, sono già teoricamente armati). Si tratta probabilmente, invece, di gestire l’ordine pubblico in un altro modo, cercando il più possibile di evitare che debbano essere gli agenti a patire le conseguenze di alcune situazioni. Questo non esclude mai che possano avvenire aggressioni, è chiaro: ma il punto è che tipo di società si voglia e che tipo di esempio s’intende dare. E si tratta anche di riconoscere agli agenti di polizia locale condizioni di lavoro migliori.

Infine. Contro la mozione della settimana scorsa, si è già mosso un comitato di “intellettuali, esponenti di movimenti e della sinistra” che in una petizione paragonano l’amministrazione capitolina a quella di Gotham City e contestano la “militarizzazione” dei vigili urbani.

[La foto del titolo è tratta dal sito web di Amnesty International Italia]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.