L’ottobre senza storia

A raccontarla così sembra un’invenzione, un racconto fantastico, leggendario. O magari una vicenda misteriosa, magica, esoterica. Invece è tutto vero. Storicamente accertato. È la notte del 4 ottobre del 1582. Siamo a Roma. La città è tranquilla. Una città ricca e in piena rinascita. Le tante guerre, quelle che avevano sconvolto l’Italia del Cinquecento, sono ormai un ricordo lontano.

I romani vanno a dormire, come ogni notte, senza che molti di loro abbiano la più pallida idea di ciò che sta per accadere. Quando si risvegliano, però, tutti scoprono con sorpresa che sono trascorsi undici giorni. Non è la mattina del 5, bensì quella del 15 ottobre. Cosa è successo? Sembra quasi al favola della Bella Addormentata, quella favola in cui un intero regno si addormenta per anni. E, in un certo senso, è davvero così.

Perché quella notte, Roma e lo Stato Pontificio, per primi al mondo, hanno fatto un salto in avanti nel tempo. E senza l’aiuto di Doc di “Ritorno al futuro”. E anche senza invecchiare. Hanno bypassato dieci giorni. Puff! Dieci giorni mai visti da nessuno. Scomparsi nel nulla. Eliminati con un tratto di penna, per volere del papa. Quel papa che, all’epoca, si chiama Gregorio XIII.

Forse questo nome, a qualcuno, comincia a fare venire in mente qualcosa. Gregorio XIII, dicevamo, da cui l’aggettivo “gregoriano”. Non è un mago, quel Gregorio. Non è uno stregone. Un po’ scienziato sì, ma non di quelli pazzi e visionari. S’interessa anche di astronomia. E ha capito che nel calendario in uso al suo tempo, quello detto “giuliano” perché adottato da Giulio Cesare, qualcosa non torna.

C’era un piccolo errore, un difetto di fabbrica quasi impercettibile, che rendeva il calendario di Giulio Cesare leggermente più lungo del vero anno solare. Piccolo l’errore, però, moltiplicato per i secoli e i millenni, quel difettuccio cominciava a farsi sentire. Se ne discuteva da tempo. Già nel Trecento qualcuno se ne era accorto. Si correva il rischio che, a lungo andare, l’estate, paradossalmente, sarebbe cominciata in inverno.

Gregorio, allora, convoca una commissione di esperti e di studiosi, per analizzare il problema. Dopo lunghi studi, la commissione trova una soluzione. I giorni dell’anno, d’ora in poi, dovranno essere 365. Vanno stabiliti dodici mesi che non durano tutti allo stesso modo, alcuni 30, altri invece 31 giorni. Un mese addirittura solo 28 giorni. E ogni 4 anni i giorni di quel mese diventano 29, perché anche così il conteggio non è perfetto e occorre compensare il difetto.

Roma in anticipo sui tempi

Gregorio è soddisfatto e decide di adottare il nuovo conteggio del tempo. Però, prima di farlo, la commissione gli ricorda anche che comunque vanno recuperati dieci giorni, altrimenti non si arriverà mai a pareggiare i conti degli errori accumulati nei secoli dal tempo di Giulio Cesare.

Il papa decide così di emanare una bolla in cui rendere ufficiale l’adozione di quel nuovo calendario, che dal suo nome sarà chiamato “calendario gregoriano”. Il calendario dovrà entrare in vigore dal giorno dopo che, per ripianare il difetto nei conti, porterà una data aumentata di dieci giorni rispetto al conteggio fatto fino ad allora. È il 4 ottobre 1582.

E così, la mattina dopo, Roma si risveglia nel futuro, in avanti rispetto a tutto il resto del mondo, anche in base alla data ufficiale, che se altrove è rimasta ancora al 5 ottobre, nella Città Eterna è arrivata già al 15 di quel mese. Passeranno anni, in alcuni casi secoli, prima che tutti si uniformino alla nuova data.

   

I primi a farlo saranno i paesi cattolici. Mentre quelli protestanti aspetteranno un bel po’, non riuscendo a mandare giù l’idea che un papa potesse avere ragione su qualcosa. Inghilterra e Svezia aspetteranno fino alla metà del Settecento, prima di adottare il nuovo calendario gregoriano.

Gli ortodossi, per le stesse ragioni, ci metteranno ancora più tempo. E così, quando Lenin, nel novembre del 1917, rovescia il governo russo, si ritrova con il suo calendario non ancora aggiornato, tanto che la sua impresa deve chiamarla “la rivoluzione d’ottobre”.

Per una volta Roma, la sonnecchiosa e indolente Roma papalina, aveva dimostrato di poter essere in anticipo sui tempi, davanti a tutti e non solo per modo di dire, ma proprio ufficialmente, per la data scritta sui documenti, grazie a quel nuovo calendario, inventato da un papa e che ancora oggi utilizziamo.

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