La giraffa in corridoio

Marino Galdiero ha incontrato Gaja Cenciarelli, insegnante e scrittrice e, per parlare del suo ultimo romanzo, che si svolge in un liceo romano.

Sull’immagine di copertina c’è una giraffa, pezzata di nero, su uno sfondo grigio, non guarda verso di noi ma oltre come se cercasse di raggiungere con gli occhi qualcuno o qualcosa che si allontana. È una grafica azzeccata, che rappresenta abbastanza bene la situazione iniziale e poi finale della protagonista di Domani interrogo, un romanzo che racconta l’ultimo anno della quinta di un liceo alla periferia di Roma, del “quadrante Est della Capitale”, come mi dice l’autrice Gaia Cenciarelli. L’incontro in piazza Sant’Eurosia, alla Garbatella, e non ci vuole molto a capire che quei ragazzi l’hanno segnata nel profondo. La loro storia, quella tra allievi e la Professoressa è “una grande storia d’amore, fatti di legami profondi, duraturi, che ancora mi porto dietro”. Bisogna subito aggiungere che il più delle volte la chiamano Pressore’.

Arrivata con la metro nei pressi della scuola, dov’è destinata per un anno di supplenza di inglese, la Professoressa si perde. Davanti a sé vede in un parco una giraffa, probabilmente nei paraggi c’è un circo. Non sa molto del quartiere, non riesce a collocarlo nella sua geografia di Roma. Non riesce a capire chi dei due sia l’attrazione da circo. Ha paura, quel 19 novembre caldo e piovoso, di iniziare a lavorare. Si legge nelle prime pagine: “Ha paura della scuola, lei che la scuola l’ha sempre amata. Non è forse questo il vero amore?” Un preludio all’incontro vero e proprio, un disagio che la fa sentire esotica, una giraffa, un animale da baraccone. Passa però un anno, un anno vissuto pericolosamente, tra alti e bassi, senza mai perdere il desiderio di seminare, così come mi rivela: “Se anche solo uno o una delle nostre studentesse, recepisce il semino che abbiamo tentato di gettare, è già un successo”.

Gaja Cenciarelli è scrittrice e traduttrice, ma con una vocazione rara di educatrice, lo è nei panni della Professoressa, che si trova a parlare di Virginia Woolf o di Samuel Becket a ragazze e ragazzi con ben altre questioni per la testa, che all’inglese preferiscono il romano, che rollano canne e con la droga fanno affari. Eppure, nonostante tutto questo, entra in una sorta di connessione con quell’universo giovanile. Come dice lei: “Ho semplicemente descritto una mia esperienza, se non avessi messo in campo il lato umano, forse non sarei riuscito ad arrivare alla fine dell’anno”. Sì, non resta in cattedra, ma si “abbassa” verso di loro, condividendo storie e linguaggio, confidenze e difficoltà, superando quel confine rigido che l’inquadra nel mondo alieno degli adulti-insegnanti. Nel racconto certi dialoghi sono in maiuscolo, così da ridare l’intensità emotiva e sonora dello scambio, e ad un certo punto Alessandra, una delle studentesse, prende di petto l’equivoco in cui può incorrere quel tipo di relazione stabilita dalla prof di inglese. Sbotta e dice: “ODDIO, PROF, MA IO NON VOLEVO DIRE CHE LEI NON È BRAVA PERCHÉ NON È SEVERA E CHE NOI NON LA RISPETTIAMO PERCHÉ È BUONA. CIOÈ, LEI NON C’ENTRA, LEI È PARTE DI NOI, PER NOI NON È UNA PROFESSORESSA, CAPITO COME?”.

Ecco, non bisogna immaginare chissà quale impalcatura retorica, a sorreggere il “metodo” della Prof. C’è invece un sentire sul terreno di gioco quelle che sono le mosse da fare, un approccio tattico dove conta parecchio la capacità di far camminare il cuore con la testa. I risultati alla fine giungono, quando si arriva nelle ultime pagine all’esame di maturità, da valutare su scale differenti, non tutte secondo i criteri ufficiali. Chiedo a Gaia Cenciarelli cosa pensa della questione del merito, di cui tanto si è discusso in questi mesi: “Temo si fraintenda il merito con il privilegio, questo non deve succedere. Il merito richiede un lungo discorso. Io parlerei più di valore. D’altra parte, i miei ragazzi, e li chiamo così, perché li sento come tali, hanno tutti un valore, un peso specifico, quindi per me meritano tutti”.

Un filo rosso di “Domani interrogo” è la “salvezza”, non tanto quella della cultura che salva il mondo, cosa a cui non crede la Professoressa, quanto quella che si innesca nell’incontro, quei cambiamenti che dipendono dalla nature delle nostre relazioni. In questo senso è anche un racconto di “salvezza”, che una volta raggiunta apre nuove strade, così per quelle ragazze e quei ragazzi che hanno passato la maturità si apre il futuro. E lei, la Prof, come una giraffa, cercherà di allungare il collo per seguirli ancora lungo i loro sentieri.

GAJA CENCIARELLI
DOMANI INTERROGO
Marsilio editore
240 pagine, 16,15 euro

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