Perché in fondo al Giappone e all’Italia servirebbe davvero la “sostituzione etnica”

A fine gennaio, i media italiani hanno dato un certo risalto alle preoccupate dichiarazioni del premier giapponese Fumio Kishida sul crollo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione del Sol Levante. Il capo del governo ha detto, in sostanza, che il Giappone rischia di non poter continuare a funzionare come società perché la popolazione di età superiore a 65 anni continua a crescere (oggi è al 28%), mentre il numero di lavoratori è in calo, e dunque il sistema previdenziale è sotto pressione.

In Italia, Paese che registra da tempo un forte calo di nascite e un aumento della componente anziana della popolazione (gli over 65 sono il 24%, secondo Eurostat) questa notizia ha avuto più risonanza che altrove, soprattutto tra i fan delle politiche di natalità. Nelle settimane scorse, poi, il ministro dell’Agricoltura Stefano Lollobrigida, di Fratelli d’Italia, ha paventato apertamente la “sostituzione etnica” per la scarsa natalità, salvo poi per scusarsi dopo le critiche ricevute per aver citato una teoria notoriamente complottista. Ci torniamo tra poco.

 

La popolazione globale aumenterà per poi iniziare a calare tra qualche decennio, dicono le previsioni 

“Dobbiamo focalizzare l’attenzione sulle politiche riguardanti l’infanzia e l’educazione dei figli: è un tema che non può aspettare e non può essere rimandato”, ha detto il premier giapponese Kishida. Parole che lasciano immaginare un programma di sostegno alla maternità, per invogliare le persone ad avere più figli fornendo loro risorse.

Come dimostrano numerosi studi, però, incentivare oggi la crescita della popolazione di un Paese con i normali sistemi concezionali, per così dire, è una cosa piuttosto difficile, almeno sul breve periodo: ci vorrebbero decine, centinaia di migliaia di nascite in poco tempo.

In Europa, già nel 2020, anche a causa della pandemia, sembra essersi interrotto l’aumento di abitanti. A livello globale, la previsione è che la popolazione cominci a declinare tra qualche decennio – dopo aver toccato il picco di 8,5-9 miliardi di persone – a causa della diminuzione del tasso di natalità.

Considerato che poco tempo fa le preoccupazioni riguardavano l’aumento a dismisura della popolazione e la difficoltà di nutrire il mondo, a livello globale dovremmo tirare un sospiro di sollievo (anche se il cambiamento climatico e l’aumento della siccità, che ha un impatto negativo sulle coltivazioni, destano più di una preoccupazione, in realtà).

Ciò non toglie però che in alcuni Paesi – come il Giappone, appunto, e l’Italia – si continui a temere per il calo della popolazione, sia per la tenuta del sistema pensionistico (dopo il 2035) che per l’assistenza agli anziani (le persone vivono più a lungo, ma non sempre in condizioni di salute migliori). Ma anche per l’idea che riprodursi costantemente e assicurare la continuità della propria “razza” o nazionalità, prima ancora che della specie umana, sia un bene in sé.

Foto diffusa da Antonio su Flickr.com con licenza creative commons

Qualche soluzione fantasiosa (che però potrebbe piacere a certi leader)

Come fare, dunque, per invertire non in tempi biblici la tendenza all’invecchiamento di una società, o almeno per risolvere il problema dell’assistenza agli anziani? La soluzione più intuitiva, se non si riesce ad aumentare rapidamente il numero di giovani, è quella di far calare il numero di anziani. Per esempio, in Italia, tra il 2019 e il 2020, complice soprattutto il Covid, l’aspettativa di vita media è calata da 83,6 a 82,3 anni (anche se poi, bisogna riconoscere, è tornata a crescere subito dopo: nel 2021 era già tornata a 82,9 anni). Quindi, una nuova pandemia può essere un modo rapido per ridurre nuovamente il numero di anziani, soprattutto quelli non autosufficienti. La soluzione migliore, in questo caso, però, sarebbe una serie di epidemie cicliche di un qualche virus resiliente ai vaccini. E servirebbe anche un ulteriore peggioramento della sanità pubblica, per garantire che il trend resti solido. Fantascienza? Mica tanto, almeno per quel che riguarda le performance della sanità pubblica. Però, dalla letteratura fantascientifica si può trarre certamente ispirazione. Nel romanzo “L’araldo dello sterminio” di Michael Shaara (1981), per esempio, si racconta di un’epidemia genetica provocata intenzionalmente da alcuni scienziati per sterminare o quasi l’umanità (sopravvivrà solo il 2 per mille delle persone, quelle immuni alla modifica genetica) e risolvere così il problema del sovrappopolamento e dello sfruttamento eccessivo delle risorse del Pianeta. Ecco, una terapia genetica ammazza-anziani potrebbe essere utile.

Altra fonte di ispirazione, “La fuga di Logan” (il romanzo di Nolan e Johnson del 1967, da cui è stato poi tratto il film di Anderson nel 1971): in questo caso, l’idea è che per arrestare la sovrappopolazione della Terra occorra porre un limite legale alla vita: 21 anni. Un po’ cruento, ma in questo modo certo si assicurerebbe una società giovane e vitale.

In alternativa, è sempre possibile il riadattamento della “Modesta proposta” di Jonathan Swift che, per risolvere il problema della sovrappopolazione irlandese nel XVIII secolo, invitava a mettere all’ingrasso i bambini cattolici e poi venderne la carne: all’insegna del noto detto “gallina vecchia fa buon brodo”, si potrebbe ipotizzare il consumo di anziani over-70.

 

Arrivano gli androidi

Altrimenti, senza bisogno di ammazzare nessuno, si può ricorrere ai robot, per prendersi cura degli anziani. In questo caso, l’esempio è quello della serie tv svedese “Real Humans”, del 2012: nel prossimo futuro gli hubot (androidi piuttosto intelligenti) vengono sempre più utilizzati per i lavori domestici, come “persone” di compagnia”, e poi anche per svolgere lavori manuali, provocando però le proteste dei lavoratori umani. Sottotraccia, la serie, che parla anche delle famose leggi della robotica di Isaac Asimov, offre spunti di riflessione interessanti sull’uso dei lavoratori immigrati (soprattutto in società come quella italiana, dove l’impiego di manodopera non specializzata continua a essere molto vasto…) ma anche su cos’è una “persona”, che sia “naturale” o artificiale. Qui, però, ci interessa soprattutto il potenziale uso di robot “badanti” per gli anziani, appunto.

Foto diffusa da Luciano su Flickr.com con licenza creative commons

Il “piano Kalergi” e la sostituzione etnica

Infine, una soluzione sempre ispirata dalla prolifica fantasia letteraria, è quella di un presunto “Piano Kalergi” (quello a cui si riferiva il ministro Lollobrigida, quando ha parlato di “sostituzione etnica”) per il Giappone e per i Paesi che presto si troveranno ad affrontare problemi analoghi. Il “piano” è infatti il tema centrale del libro “Addio Europa” dell’austriaco Gerd Honsik: si tratta, in soldoni, di un complotto capitalista per sostituire la popolazione europea con immigrati dall’Africa e dall’Asia, dal carattere notoriamente mansueto, costruendo così un mercato internazionale di docili lavoratori-consumatori (quello di Honsik non è un romanzo, ma ha creato una vasta platea di adepti: un po’ come il Jedismo, la religione della Forza che ha preso piede dopo “Guerre Stellari”…).

In questo modo, si risolverebbero almeno due problemi insieme: quello della mancanza di giovani in certi Paesi e quello dell’immigrazione clandestina, togliendo spazio ai trafficanti di esseri umani e insieme riducendo gli incredibili rischi che oggi corrono i migranti lungo certe rotte, come quella mediterranea. E si potrebbe usare il “piano” in chiave di adattamento climatico, favorendo l’immigrazione in particolare dalle aree più esposte agli effetti della crisi climatica.

[La versione originale di questo post è stata pubblicata sul sito online Diogene]

[La foto che accompagna il titolo è stata diffusa su Flickr.com da Antonio con licenza Creative Commons]

 

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